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Numero 0 - Ottobre / 2006

   

News - Intervista

 
   
 
 
 




La recensione del film

Intervista a Paolo Virzì per N (Io e Napoleone)

Che cosa l’ha affascinata del romanzo di Ferrero?
Il romanzo di Ernesto Ferrero propone un punto di vista inedito dell’esilio elbano di Napoleone da parte di uno che lo detesta. Furio Scarpelli ha deciso di trasformare il protagonista Martino in un ragazzo, inserendo nella storia, oltre allo scontro politico, anche lo scontro generazionale che sottolinea la distanza tra il disincanto dell’adulto e l’entusiasmo giovanile.

Come definisce N? Film in costume o commedia?
E’ un film che appartiene a tanti generi, è un film storico, una commedia, una fiaba nera, una volta l’ho definito “noir ottocentesco”. Pensando di riferirci a un modello classico, in realtà abbiamo fatto una cosa diversa. Siamo partiti dal contesto filosofico e politico e lo abbiamo adattato alla nostra esperienza: ad esempio abbiamo cambiato il cognome del protagonista in Papucci perché era un mio compagno del liceo con cui dividevo la passione politica. Avevo paura di cadere nel manierismo del film in costume così ho immaginato che l’ambiente fosse come quello del mio quartiere di Livorno.

Perché oggi si fanno tanti film sul potere?
Il tema del potere è un tema contemporaneo, è molto interessante l’aspetto del consenso, come gli uomini di potere riescano a suscitare il plauso delle moltitudini.

Il tiranno affascina anche il libertario Martino?
Non saprei dire se davvero Martino resta sedotto da Napoleone o se le sue idee si confondono quando lo conosce di persona e il suo odio diventa qualcosa di più simile alla compassione. Martino scopre un ometto anche patetico e fragile, noioso e divertente.

Come ha scelto il cast? Perché degli attori romani recitano in toscano?
Furio Scarpelli aveva disegnato i personaggi e assomigliavano un sacco agli attori che abbiamo scelto. Per la Baronessa ho subito pensato a Monica Bellucci; Elio Germano l’ho scelto perché l’avevo visto recitare con tutti gli accenti possibili, non sapevo nemmeno di dove fosse; Sabrina Impacciatore ha fatto un provino perché voleva dimostrare che sa parlare qualsiasi dialetto; Valerio Mastandrea, invece, mi ha telefonato un giorno presentandosi come un inviato de la Nazione di Piombino per un’intervista e mi aveva parlato con un accento talmente convincente che ci avevo creduto…

E come ha fatto a far recitare Daniel Auteuil in italiano?
Auteuil aveva già recitato in film italiani facendosi doppiare ma in questo caso ha capito che era interessante il suo “ciancicare” l’italiano con l’accento francese. Il suo contributo particolare è stato quello di aver proposto di interpretare Napoleone come un attore vecchio che ha paura di aver perso il successo.

Katia Nobbio