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Intervista a Pedro Almodovar per La mala educaciòn
Il suo film parla di prevaricazione e nessuno dei suoi protagonisti sembra salvarsi, cosa ne pensa?
Non direi che i personaggi siano buoni o cattivi, il film appartiene ad un genere cui non si addicono certe definizioni manichee. E’ un noir e prevede una morale completamente diversa da quella normale. Le persone possono non avere scrupoli, fare le peggiori scelte possibili, accettandone sempre le conseguenze. Non ci sono buoni, ci sono cattivi e peggiori dei cattivi.
Cosa si intende per mala educaciòn?
In Spagna con mala educaciòn si intende mancanza di buone maniere, ma anche pessima educazione accademica. Io parlo di educazione accademica. Mi riferisco ai miei studi di quando ero piccolo in collegio. E poi ovviamente parlo anche di deformazione dello spirito, di quella deformazione che possono fare i preti e che Don fa su Ignacio.
Inizialmente lei ha negato che questo film fosse autobiografico, come stanno davvero le cose?
Tutto ciò che non è autobiografico è plagio, dice Paco Umbral. Il mio film è autobiografico in senso profondo, ma non comune. Io sto dietro ai personaggi ma non racconto la mia vita.
Ma lei era davvero un solista nel coro del suo collegio?
Sì, i preti avevano registrato alcuni canti eseguiti da me e li facevano sentire all’ingresso per attirare i fedeli. Darei qualsiasi cosa per recuperarli, ma non credo che esistano.
E’ religioso?
Sono agnostico, è tanto che non vado più a messa, ma trovo che la liturgia cattolica sia di una ricchezza abbagliante, mi affascina e mi commuove.
Teme un giudizio negativo della Chiesa?
No. La Chiesa deve risolvere parecchi problemi e ne è consapevole, primo fra tutti la sessualità dei preti. Io non ho creato Prete Manolo e il suo prolungamento il Signor Berenguer, per attaccare la Chiesa, sono elementi che mi consentono di parlare di due dei molteplici volti della passione.
Nel film mancano due elementi che di solito sono presenti nel suo cinema: la speranza e la presenza femminile. Perché?
Non credo che manchino. Per quanto riguarda la speranza, un film non può essere del tutto negativo o positivo. Certo questo non è un film confortante, ma Fele alla fine sopravvive e sopravvivere è sempre positivo. Il cinema permette un miracolo, permette di parlare della parte peggiore dell’uomo e indagare. Non mi interessano le lezioni, mi interezza scrutare nell’animo umano. Il noir è l’opposto della commedia e si basa proprio su personaggi che evidenziano le caratteristiche peggiori dell’uomo. Se dovessimo applicare la morale comune al cinema non ci sarebbero Peckimpah, né Tarantino.
Per quanto riguarda le donne, invece, c’è una bella figura femminile: la madre. E’ un piccolo ruolo ma importante. La madre di Ignacio e Juan è una donna che ama i figli senza pregiudizi, senza fare domande.
Il ruolo del cinema in questo film?
E’ molto importante. Il cinema è protagonista. Per me è stato una grande alternativa alla pessima educazione. Il mio collegio era nella stessa strada di un cinema, andavo a vedere molte pellicole, come i ragazzi del film. Loro scoprono la sessualità tramite il cinema. E poi la figura del regista è importante. Fare film non è solo una professione, è una ricerca di verità. Il cineasta è come un detective che cerca una storia.
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