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2. ALLA SCOPERTA DI UN SUPER EROE AMLETICO IL MONDO FUMETTISTICO DI SPIDER-MAN
Breve analisi del mondo fumettistico di Spider-man
Parlando del fumetto, quello che viene reso in maniera perfetta dalla narrazione del film è la natura straordinariamente umana del personaggio di Spiderman. Un eroe pieno di debolezze e fragile, ma dal carattere forte e vincente.
I nemici
L’elemento della fortificazione caratteriale nelle storie di Spiderman è un punto cruciale. Da ogni situazione limite, da ogni sciagura, l’eroe ne esce vittorioso e fortificato, a differenza dei suoi nemici che invece affrontano con rabbia e violenza i problemi che li coinvolgono. Un esempio concreto è dato proprio dal dott. Octopus: nel film il geniale dottore rimane vittima di un esperimento in cui, oltre a fondersi con delle braccia meccaniche, perde la vita anche la sua amata compagna. La sua reazione è estrema: ritentare l’esperimento anche a costo della vita di milioni di persone, e per farlo è disposto a uccidere chiunque, Uomo ragno compreso. Anche Spiderman è vittima di un fatto che non ha potuto controllare (il morso di un ragno radioattivo), e anch’egli è causa della morte di una persona a lui cara (zio Ben), ma al contrario di Octopus e di numerosi altri nemici (Goblin è un ulteriore esempio) reagirà cercando di rimediare a ciò che ha fatto provando a fare del bene. Spiderman insomma è come i suoi antagonisti, ma ciò che lo rende diverso da questi è un differente approccio al problema. Un’ulteriore conferma di ciò la possiamo ricavare se osserviamo con attenzione proprio i nemici che popolano il mondo dell’Uomo ragno. Questi possono essere divisi in quattro categorie: nemici che prendono poteri, e spunto per i costumi, da animali (Rhino; l’Avvoltoio; lo Scorpione; solo per citarne alcuni); nemici che sfruttano la tecnologia a loro vantaggio (Shocker e Electro, ma anche Boomerang, l’Ammazzaragni e la Giuria per citarne altri); avversari provenienti da esperimenti falliti o casualità drammatiche (Lizard, Octopus, Goblin e Venom in primis); e infine i “nemici cittadini” (Kingpin e Lapide su tutti), quelli cioè che provengono dal sottobosco narrativo della città di New York, luogo in cui si sviluppano le avventure dell’arrampicamuri. Il fatto da sottolineare è che gli avversari più temibili provengono dalla fusione delle prime tre categorie (pensiamo agli stessi Octopus e Goblin), fusione da cui proviene lo stesso Uomo ragno. Tutto pare sottintendere questo dualismo tra nemici e eroe. Difatti ci risulta difficile pensare ad una vera e sola nemesi per l’arrampicamuri. Ovviamente abbiamo il Goblin, certo (che al suo attivo ha il maggior numero di malefatte ai danni di Spidey), ma se osserviamo tutti i nemici nella loro totalità, ci rendiamo conto che chiunque di loro è un letale “predatore di ragni”. Inoltre tornando al concetto di “fortificazione”, se pensiamo alla natura fisica dell’Uomo ragno ci rendiamo conto che i suoi avversari sono, di solito, nettamente più forti. L’eroe in questione non dispone di attrezzature sofisticate o poteri invincibili: non è invulnerabile, non ha telepatie o poteri mentali, non spara raggi, non vola. Però riesce a sconfiggere il proprio nemico servendosi dell’intelletto e di una buona dose di umorismo, che lo accompagna nelle situazioni più drammatiche e lo rende più forte agli occhi degli avversari. Se pensando a un Batman associamo il Joker (e conseguente volto di Jack Nicholson), pensando a Spiderman associamo… Peter Parker. Non trovando un’unica, vera nemesi per il tessiragnatele dobbiamo necessariamente guardare all’interno di esso: del resto un uomo il cui motto è “…da un grande potere derivano grandi responsabilità….”, non è forse già causa dei suoi problemi?
I comprimari
Un'altra cosa che rende umano il personaggio dell’Uomo ragno è data dalla natura stessa dei suoi comprimari. Tutti i personaggi sono affetti da noie e frustrazioni personali: Mary Jane è un’adolescente maltrattata dal padre, che finge in continuazione una gioia interiore che non ha, e che sogna, senza mai raggiungere il desiderato successo, di diventare un’attrice famosa; Harry Osborn è un ragazzo che sente di non essere apprezzato dal padre, Norman, che a sua volta fa di tutto per piacere al figlio e farlo succedere alla direzione di una delle più grandi multinazionali di New York; zia May è una donna di 60 anni che una notte si vede portare via il marito senza poter fare nulla; il dott. Octavius è uno scienziato con megalomani sogni utopistici; e la lista potrebbe continuare a lungo. Tutti i personaggi insomma cercano di fare del loro meglio per essere apprezzati e tutti sembrano addossarsi responsabilità più grandi. Proprio come avviene con il nostro arrampicamuri di quartiere. Abbiamo quindi ancora un dualismo, questa volta da una parte abbiamo delle persone normali che combattono contro le paure di sempre: essere migliore; piacere alla donna o all’uomo che si ama; avere successo nel lavoro; riscattarsi; e dall’altra Peter Parker, un ragazzo che, come dicevamo all’inizio, è combattuto tra l’essere un eroe a cui non verrà mai nulla indietro (neppure la gloria) ed essere un tipo qualunque che ama la più bella delle “ragazze della porta accanto”. Ma anche qui il nostro ne esce vittorioso attraverso il compromesso che prenderà con se stesso. Capisce che gli è stato dato un dono, che deve usarlo per fare del bene. Peter Parker insomma si arrende all’Uomo ragno, lo accetterà perché sa che è l’unico modo per sopravvivere come uomo, prima ancora che come ragno.
Il sottobosco
La frustrazione del nostro eroe si fa più grande se si pensa che Peter Parker consegna le foto dell’Uomo ragno ad un tipo, J. Jonah Jameson, che odia gli eroi mascherati definendoli “pagliacci in calzamaglia” e che è il direttore di uno dei più letti quotidiani di New York. Peter sa bene che qualunque impresa compirà nelle vesti di Spiderman non servirà ad accrescere la sua fama o la sua reputazione, né tanto meno riuscirà a far cambiare idea a Jameson che sarà sempre pronto a denigrarlo. Anche zia May odia l’Uomo ragno, ne è spaventata, come un qualcosa di nuovo che non riesce a concepire. Lo rifiuta.
Insomma nell’analizzare gli altri elementi narrativi che compongono il mondo di Spider, capiamo che Peter non è un eroe solo perché possiede poteri straordinari, e neppure perché sconfigge le altalenanti minacce mascherate che si propongono di volta in volta, Peter Parker è un eroe perché non ha mai favoritismi dal mondo esterno. Deve combattere per dimostrare ancora una volta a se stesso, prima che agli altri, che può farcela.
3. SPIDER-MAN AL CINEMA
Diego Altobelli
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