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I LUNEDI' AL SOLE (LOS LUNES AL SOL)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Fernando Leon de Aranoa
Sceneggiatura: Fernando Leon de Aranoa
Fotografia: Alfredo Mayo
Scenografia: Julio Esteban
Costumi: Maiki Marin
Musica: Lucio Godoy
Montaggio:Nacho Ruiz Capillas
Prodotto da: Elias Querejeta, Jaume Roures
(Spagna; 2002)
Durata: 113'
Distribuzione cinematografica: Lucky Red
PERSONAGGI E INTERPRETI
Santa: Javier Bardem
José: Luis Tosar
Lino: Josè Angel Egido
Ana: Nieve De Medina
Reina: Enrique Villén
Nel nord della Spagna, un gruppo di operai rimasti senza lavoro, in seguito alla chiusura di un’acciaieria, si ritrova ogni giorno sullo stesso traghetto e alle lunghe file degli uffici di collocamento. Troppo vecchi e poco specializzati per ambire ad un mestiere dignitoso, gli ex compagni di fabbrica dimenticano le quotidiane umiliazioni riunendosi in un bar, dove tra scherni e sincere confessioni cercano di dar senso all’apatia che scandisce le ore del giorno, impotenti mentre i loro cari fan fronte alle imprescindibili incombenze della vita.
Il regista Fernando Leon De Aranoa sa di certo quanto il piacere di una storia semplice sia difficilmente comparabile. Perché I lunedì al sole, che non sottovaluta mai il peso degli eventi di cui racconta, riesce altresì a mantenersi lontano dai registri gravi; a raccontare, con inflessibile decoro, la solitudine di chi assiste all’inerzia che dissipa la sua vita nella circolarità di un tempo indolente e nella vana attesa di una circostanza che ne solleciti il moto. Tale è, di fatto, la vita di questi disoccupati, tanti e dissimili orfani di un'industrializzazione disumanizzante che li sacrifica come macchinari in disuso, abbandonandoli incerti e sviliti al conflitto con una miseria che diviene sia economica che esistenziale. Eppure ed al tempo stesso, da questo macerato stato d’animo affiorano la voglia di recuperare il diritto all’ordinarietà e la convinzione che vi sia un’alternativa ad un immobilismo coercitivo, laddove sia diluito dai legami d’affetto che nel disagio comune resistono come sola unità di misura adatta a stabilire la qualità dell’esistenza. L’amicizia, che è ragione di uguaglianza, viene eletta dal regista spagnolo a spina dorsale del corpo narrativo, protetta entro i confini dei pochi ambienti in cui si dichiara e rappresentata con uno spirito di compassione colmo di fierezza. Sovrastata dalla cupa verticalità del paesaggio industriale, la sua integrità viene dipinta sui volti che i profondi primi piani, nelle luci e nelle ombre, intridono parimenti di coraggio e debolezza, mostrando la natura delle aspirazioni che nascondono taciute dietro la desolazione del loro sguardo.
Non solo Javier Bardem, ma ognuno degli attori si sforza con toccante passione per incarnare l’irrequietudine e la vitalità del suo personaggio, guidato dalla mano sobria di De Aranoa e perfettamente descritto dal ritmo moderato ed indagante del montaggio.
Francesco Russo
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