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Numero 57 - Luglio / 2004

   

I film del mese

 
   
 
 
 



TALOS – L’OMBRA DEL FARAONE (TALE OF THE MUMMY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Russell Mulchay
Sceneggiatura: Russell Mulchay, John Esposito
Fotografia: Gabriel Beristain
Scenografia: Bryce Walmsley
Costumi: Cinthya Dumont
Musica: Stefano Mainetti
Montaggio: Armen Minasian
Prodotto da: Silvio Muraglia
(USA, 1998)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: Moviemax

PERSONAGGI E INTERPRETI

Riley: Jason Scott Lee
Samantha Turkel: Louise Lombard
Bradley Cortese: Sean Pertwee
Edith Butros: Shelley Duvall
Sir Richard Turkel: Christopher Lee

Egitto meridionale, 1948: Sir Richard Turkel è a capo di una spedizione che scopre l’ingresso ad una sala sotterranea di una piramide, la cui tomba viene violata risvegliando la collera del crudele faraone Talos. Prima di soccombere, Turkel riesce a far esplodere l’entrata e ad impedire che la maledizione si diffonda nel mondo. Esattamente dopo cinquant’anni la nipote di Turkel, Sam, si reca sul luogo in cui suo nonno ha perso la vita al fine di far riemergere ciò che è andato perduto. Recuperate così le bende che avvolgevano il corpo di Talos, queste vengono esposte nel museo di Londra, dove una serie di inspiegabili morti obbligherà Sam a fare i conti con il proprio destino: se ella non fermerà il faraone risorto prima che si verifichi la convergenza dei pianeti dipinta sul soffitto della sua tomba, egli si impossesserà del suo cuore e imporrà nuovamente il suo malvagio dominio.

Lungo un trentennio di attività, prima del suo declino avvenuto con l’ingresso negli anni ’80, la produzione inglese Hammer ha lasciato tracce permanenti nella morfologia dell’horror gotico, aggiornando il mito dei mostri classici (la Mummia, Dracula, Frankenstein) sotto la guida della sua pregiata fucina di attori (Christopher Lee, Peter Cushing) e registi (Terence Fisher, Val Guest, Roy ward Baker), entrati con essa nella leggenda ed osservati oggi come precursori. Russell Mulcahy (“Highlander”, 1986) rende omaggio a questo marchio con un film di modesta fattura, vago nelle linee del racconto ed acciabattato nella messa in scena, che valendosi di Christopher Lee può archiviare l’antefatto tra i suoi pochi momenti di uniformità stilistica. Pur tenendo conto di una versione che giunge in Italia mutilata di circa trenta minuti e rimontata con trascuratezza – in cui a farne le spese sono, è ovvio, le sporadiche incursioni nello splatter – “Talos” soffre soprattutto la mancanza di ingredienti idonei a ricreare le suggestioni del genere, qui infelicemente definite da una creatura anodina che brulica nell’ombra tra i residui della sua feconda mitologia, incapace a produrre alcun effetto se non la noia.

Di fatto, anche la presenza nel cast di Jason Scott Lee e Shelley Duvall scivola nell’atonia, poiché la sfilacciata sceneggiatura non prevede che i rispettivi ruoli legittimino le loro condizioni d’esistenza e le ragioni delle loro scelte. Agli esordi con l’ignorato “Razorback” (1984), l’horror di Mulchay sembrava di ben altra ispirazione.

Francesco Russo