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Numero 31 - Marzo / 2002

   

I film del mese

 
   
 
 
 



MI CHIAMO SAM (I AM SAM)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Jessie Nelson
Sceneggiatura: Kristine Johnson, Jessie Nelson
Fotografia: Elliot Davis
Scenografia: Aaron Osborne
Costumi: Susie De Santo
Musica: John Powell
Montaggio: Richard Chew
Prodotto da: Marshall Herskovitz, Richard Salomon, Edward Zwick, Jessie Nelson
(USA, 2001)
Durata: 130’
Distribuzione cinematografica: Nexo

PERSONAGGI E INTERPRETI

Sam Dawson: Sean Penn
Rita Harrison: Michelle Pfeiffer
Lucy Diamond Dawson: Dakota Fanning
Ifty: Hugh Hutchinson
Randy: Laura Dern
Robert: Stanley De Santis

La storia di un uomo – Sam - affetto da demenza mentale che lo rende intellettualmente come un bimbo di 7 anni è incarnata da Sean Penn, che deve combattere una dura battaglia giudiziaria per ottenere di nuovo la custodia della figlia dopo che il Tribunale la ha affidata ad un altra famiglia. Lo aiuterà un cinico avvocato impersonato da Michel Pfeiffer, la quale nel rapporto con Sam troverà – come lei stessa ammette – più insegnamenti di quanto lui non ne abbia tratti da lei.

Il Cinema ha consacrato attori specie dopo ruoli connotati da un handicap: Daniel Day Lewis in "My Left Foot"; Dustin Hofmann in "Rain Man"; Bob De Niro in "Risvegli" o il nostro Giannini nel recente e poco fortunato "Ti voglio bene Eugenio", e così via. Lo stesso Penn non si sottrae a questa prassi: quasi che forse sia più facile abbandonarsi ad una figura differente del tutto dalla propria. Ma è anche vero che gli attori suesposti sono stati formidabili anche in altre performance – ma anche in questo aspetto Penn rientra nella "norma". Ora, che il film in questione sia indubbiamente studiato sulle capacità mimetiche di Sean Penn è vero; e che questi sia vertiginoso nella "riproduzione" di un minorato, anche; e che il film in ogni caso sia un’operazione nobile, pure (parte degli incassi è destinata alla Fondazione L.A.Goal che si occupa di persone con simili problemi).

Si potrebbe obiettare che una vicenda così ingiusta e drammatica intervenga direttamente sulla sfera sentimentale della nostra psiche, e che quindi in fondo "I Am Sam" sia un film – per così dire – "strappalacrime". Tutto vero. Ma è anche vera l’interpretazione misurata, mai isterica, mai virtuosa, bensì filologica e non maniacale di Sean Penn che (salvo Russel Crowe) dovrebbe aggiudicarsi la statuetta al Pavillon Centre, il 23 marzo. E poi c’è la sceneggiatura, in cui trova spazio una logica personale di Sam fondata sulla conoscenza – quella, sì, maniacale – dei Beatles: " Lennon se non avesse inserito – afferma Sam in giudizio – I love you, I love you, I love you in "Michelle", scritta da Paul (McCartney) ora non sarebbe un ritornello eterno: ecco, il rapporto con mia figlia è come quella canzone". Un rapporto padre-figlia non necessita di una lambiccata impalcatura intellettuale: per contro, un’istintiva sensoriale empatia, sorretta magari da una cultura musicale sui Beatles è un inossidabile collante: Amor omnia vincit.

Luigi Senise