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Numero 53 - Marzo / 2004

   

I film del mese

 
   
 
 
 



I FIUMI DI PORPORA 2 – GLI ANGELI DELL’APOCALISSE
(LES RIVIERES DES POURPRES 2 - LES ANGES DE APOCALYPSE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Olivier Dahan
Sceneggiatura: Luc Besson
Fotografia: Alex Lamarque
Scenografia: Olivier Raoux
Costumi: Chattoune
Musica: Colin Towns
Montaggio: Richard Marizy
Prodotto da: Ilan Goldman.
(Francia/G.B./Italia, 2003)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: Filmauro

PERSONAGGI E INTERPRETI

Niemans: Jean Reno
Reda: Benoit Magimel
Heimmerich: Christopher Lee
Marie: Camille Natta

In un antico monastero della Lorena, viene rinvenuto il corpo murato di un uomo. Mentre il commissario Niemans indaga, il giovane capitano di polizia Reda trova una sorta di sosia di Cristo, gravemente ferito, ai piedi di una chiesa. Non ci vuole molto a stabilire un collegamento fra i due casi. Unite le forze, i due rappresentanti della legge vedono snodarsi una serie di crudeli assassinii rituali, compiuti da monaci che paiono dotati di una forza soprannaturale. Niemans e Reda brancolano nel buio, sino a quando non si rendono conto che tutte le vittime portano il nome di apostoli e ne praticano lo stesso lavoro. Con l’aiuto di Marie, un’agente studiosa d’iconografia religiosa ed esperta di esoterismo, s’inoltrano negli oscuri segreti di un monastero e s’imbattono in Heimmerich von Garten, un individuo potentissimo che cerca risposte nei testi sacri…

A distanza di oltre tre anni dalla prima puntata, torna la saga de “Il fiumi di porpora” con questo adrenalinico, survoltato seguito scritto da Luc Besson: nei panni del commissario Niemans ritroviamo Jean Reno, mentre al suo fianco Benoit Magimel sostituisce Vincent Cassel e, dietro la macchina da presa, a Mathieu Kassovitz subentra Olivier Dahan. Le atmosfere coniugano i misteri claustrali de “Il nome della rosa” (1986) agli omicidi seriali di “Seven” (1995), con più d’un ammiccamento all’horror degli anni Settanta, da “L’abominevole dr.Phibes” (1971) di Robert Fuest a “Comunione con delitti” (1977) di Alfred Sole (per tacer dell’apparizione di Christopher Lee, che riporta alle indimenticabili atmosfere delle pellicole della Hammer).

Il plot è poco più che un pretesto per girare sequenze d’azione altamente spettacolari, intervallate dalla sanguinaria messa in scena di esecuzioni. Per almeno un’ora, il ritmo maschera i buchi di sceneggiatura e lo spettacolo si può dire funzioni: poi, la necessità di tirar le fila della vicenda e dare una parvenza di razionalità allo scioglimento, rendono risibili gli ultimi sviluppi e fumose le motivazioni dei personaggi. Chi si accontenti di un divertimento scatenato e funambolico, comunque, resterà soddisfatto: a noi non resta che constatare come, rispetto ai modelli di riferimento, questo film risulti tanto luccicante nell’aspetto quanto raffazzonato nella fattura, senza particolari guizzi d’inventiva. Esci dalla sala, e già non ricordi più cosa hai visto: un cinema pop-corn che pure serve, ma mai saprà dar vita a cult-movie pari a quelli che tanto amiamo.

Francesco Troiano