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Numero 2 - Giugno / 1999

   

I film del mese

 
   
 
 
 



STILL CRAZY

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Brian Gibson
Sceneggiatura: Dick Clement, Ian La Frenais
Fotografia: Ashley Rowe
Scenografia: Max Gottlieb
Costumi: Caroline Harris
Musica: Clive Langer
Montaggio: Peter Boyle
Prodotto da: Amanda Marmot
(Inghilterra, 1998)
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: Columbia Tristar

PERSONAGGI E INTERPRETI

Tony Costello: Stephen Rea
Les Wickes: Jimmy Nail
David Beano Baggot: Timothy Spall
Ray Simms: Bill Nighy
Brian Lovell: Bruce Robinson

Sono tornati in pista, gli "Strange Fruit". Certo, gli anni hanno lasciato il segno, ed il trucco non basta a mascherare gli acciacchi. I reumatismi impediscono ai vecchi leoni del rock di balzare in scena, i capelli al vento non sono più quelli di prima. Ma è solo musica, lasciateli divertire.

La favola di Still Crazy si consuma tra questi termini. Chi non ha provato l’ebbrezza di calpestare le quattro tavole in croce di un palco brandendo una ferina chitarra elettrica, difficilmente si orienterà fra le pieghe di questo racconto. Gli anni’70, come in Velvet Goldmine, ma senza quei lustrini, senza lo "spirito dell’epoca". Still crazy è un "Vent’anni dopo" pieno di malinconia. Nei meccanismi di una band che si rimettono in moto ci sono gli antichi rancori, le disillusioni, la voglia di prendersi delle rivincite, o di sfruttare le occasioni andate perdute in gioventù. C’è il sogno di una ragazza, divenuta donna, che accetta di fare di nuovo da manager, da accompagnatrice e da mamma al gruppo per inseguire un sogno d’amore svanito, e che vedrà la figlia fare i suoi stessi errori di tanto tempo prima. Ma è sentimento, il sentimento di chi allora è stato travolto, ed ha perso la vita (il vecchio cantante), e di chi la vita ha scelto di viverla ai margini, fuori dalla ribalta (un misterioso chitarrista, fratello del morto, personaggio ricalcato sulla sagoma di Syd Barrett, leggendario fondatore dei Pink Floyd annegato nella follia. Il resto è un pullman malandato, piccoli e sperduti locali, odori forti, la birra come anestetico e il viaggio come fedele compagno, verso un palcoscenico nuovo.

L’incastro narrativo di Still Crazy è semplice, immediato, tanto trasparente da rasentare la banalità. Pieno di personaggi naif, tutti intenti a coltivare le stesse manie di quando erano giovani, ad inventare ricordi inesistenti, pur di sentirsi vivi. Tutto affidato alla sensibile Juliet Aubrey, nei panni di Karen, all’estro tastieristico di Stephen Rea e al rientrante Bruce Robinson, il tenente Pinson di Adele H., che interpreta Brian, il chitarrista fuggiasco. Doppia curiosità: un altro Brian, come in Velvet Goldmine, per Bruce Robinson, che un film come attore non lo faceva dall stesso anno in cui gli "Strange Fruit" avevano suonato per l’ultima volta…

Riccardo Ventrella