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LA MIA ADORABILE NEMICA (ANYWHERE BUT HERE)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Wayne Wang
Sceneggiatura: Alvin Sargent
Fotografia: Roger Deakins
Scenografia: Donald Graham Burt
Costumi: Betsy Heiman
Musica: Danny Elfman, Lisa Loeb
Montaggio: Nicholas C. Smith
Prodotto da: Laurence Mark
(USA, 1999)
Durata: 114’
Distribuzione cinematografica: 20th Century Fox
PERSONAGGI E INTERPRETI
Adele August: Susan Sarandon
Ann August: Natalie Portman
Lillian: Eileen Ryan
Ted: Ray Baker
Jimmy: John Diehl
Benny: Shawn Hatosy
Adele (Susan Sarandon) è una donna annoiata della sua vita nelle provincia americana e decide quindi di traslocare verso Los Angeles. Con lei porta sua figlia, Ann (Natalie Portman). La differenza caratteriale tra madre e figlia è sostanziale: per un intrigante paradosso la ragazza è sobria e desiderosa di studiare nell’est-coast statunitense, mentre sua madre è frivola, vanesia, quasi ingenua, e spera che la figlia invece divenga un’attrice. Il conflitto fra le due donne è legato alla condotta della Sarandon che volando a volo d’uccello su ogni cosa che sfiora non comprende le esigenze affettive della figlia, finché non scoprirà, specchiati nella fanciulla, i suoi atteggiamenti enfatici e artificiosi. E tuttavia l’ombra del dolore coprirà il volto luminoso della madre, quando realizzerà che la metropoli ha pressoché allontanato sua figlia dalla sua sfera affettiva.
Anywhere but Here –la traduzione italiana è delirante- è un film ben sceneggiato da Sargent (Gente Comune), e se la trama e i dialoghi sono sul confine della retorica degli affetti, la interpretazione delle due protagoniste è complementare: la Portman esibisce una mimica da attrice navigata, la Sarandon esprime con i suoi occhi bombati la simpatica follia del suo personaggio, e a puntellare con salda visione la storia c’è la regia di Wayne Wang. Il regista di Hong-Kong firma una storia intima, filmando le autostrade desolate americane quasi fossero i paesaggi del Tibet, concentrando in forme essenziali e concise le immagini che raccontano una storia anch’essa minimale. Questa perfetta correlazione tra carica emotiva ed espressione visiva, tra forma e contenuto risulta la discriminante stilistica autoriale di un film che in realtà è stato pianificato per un riscontro più commerciale. E difatti la pellicola conserva quella patina di commmestibilità unita ad una ricerca espressiva originale.
Soderberg, Lee, Wang sono senza dubbio i migliori acquisti della Majors, che così possono realizzare opere di cassetta camuffate da prodotti impegnati. O viceversa.
Luigi Senise
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