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Numero 51 - Gennaio / 2003

   

I film del mese

 
   
 
 
 



ROSENSTRASSE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Margarethe von Trotta
Sceneggiatura: Pamela Katz, Margarethe von Trotta
Fotografia: Franz Rath
Scenografia: Heike Bauersfeld
Musica: Loek Dikker
(Germania,2003)
Durata: 136'
Prodotto da: Henrik Meyer, Richard Schöps, Markus Zimmer
Distribuzione: 01 Distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

Lena Fischer: Katja Riemann
Hannah Weinstein: Maria Schrader
Fabian Fischer: Martin Feifel
Arthur von Eschenbach: Jürgen Vogel

Il 27 febbraio del 1943, in Rosenstrasse a Berlino, vengono rinchiusi in attesa di essere destinati ai campi di concentramento, i mariti ebrei di donne ariane. Le puttane degli ebrei, (così venivano chiamate le donne tedesche che avevano contratto matrimoni misti) assediano notte e giorno il palazzo prigione per riavere i loro mariti.
In quella stessa via, una bambina attende il rilascio della propria madre. Lena, giovane e bella pianista ariana, prende con sé la piccola e la salva dalle deportazioni. Molti anni dopo, Hannah, figlia di quella bambina trasferitasi in gioevntù in America, subito dopo la morte del padre, decide di ripercorrere il doloroso passato della madre. L'incontro con Lena, che nella Berlino degli anni duemila è un'anziana donna legata ai ricordi di quel periodo, sarà per lei determinante.

Partendo da un episodio poco noto, accaduto nella Berlino della seconda guerra mondiale, Margarethe Von Trotta narra la storia di una giovane newyorkese in cerca del suo passato. Il tempo del racconto oscilla continuamente tra il presente e il passato. Hannah ripercorre l'orrore delle deportazioni di ebrei, delle ingiustificate sparizioni e degli omicidi perpetrati dal nazismo. Lena, che la conduce indietro nel tempo, è legata al passato e alla memoria e si rifuta di dimenticare, mentre sua madre tenta in ogni modo di allontanare il ricordo.

E' una storia sulle donne e sul loro coraggio (molti mariti ariane di donne ebree furono meno determinati e forti nelle stesse circostanze). La storia interpretata da ottimi attori, tutti tedeschi, ha molte sottotrame e svela in modo fitto la complessa realtà tedesca in quel momento difficile. La Von Trotta non dimentica di rappresentare, oltre alle vittime e ai carnefici, tutta una parte di popolazione che vide sparire amici e conoscenti e rimase immobile, per scelta o per impossibilità a reagire, di fronte agli eventi. L'affresco è ben riuscito e nessun film sull'Olocausto, e questo non fa eccezione, può lasciare lo spettatore impassibile e non provocare una reazione dolorosa. Questo non rende la pellicola della Von Trotta immune da alcune eccessive lungaggini e da una serie di ripetizioni evitabili. A ciò si aggiunga lo stucchevole happy end, che racconta giustamente la verità (i mariti ebrei furono effettivamente rilasciati), ma che stride inevitabilmente con una tragedia superiore a qualsiasi episodio a lieto fine.

Danila Filippone