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Numero 51 - Gennaio / 2004

   

I film del mese

 
   
 
 
 

Il Signore degli anelli: la trilogia

IL SIGNORE DEGLI ANELLI – IL RITORNO DEL RE (THE LORD OF THE RINGS – THE RETURN OF THE KING)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura: Philippa Boyens, Fran Walsh, Peter Jackson
Fotografia: Andrew Lesine, A.C.S.
Scenografia: Grant Major
Costumi: Ngila Dickson
Musica: Howard Shore
Montaggio: Annie Collins, Jamie Selkirk
Prodotto da: Barrie M. Osborne, Fran Walsh, Peter Jackson
(USA, 2003)
Durata: 200’
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Frodo: Elijah Wood
Gandalf il bianco: Ian Mckellen
Aragorn: Viggo Mortensen
Sam: Sean Astin
Pipino: Billy Boyd
Merry: Dominic Monaghan
Gollum: Andy Serkis
Legolas: Orlando Bloom
Gimli: John Rhys Davies
Arwen: Liv Tyler
Galadriel: Cate Blanchett
Theoden: Bernard Hill
Eowin: Miranda Otto
Denethor: John Noble

È arrivato il momento in cui il cerchio (quello perfetto dell’Unico Anello) si chiude: la trilogia si è conclusa, e, per quanto ci addolori lasciare la Terra di Mezzo, questo malinconico commiato si concretizza in quello che è, con molta probabilità, il migliore episodio della trilogia jacksoniana. Il capitolo conclusivo della saga inizia con un inatteso omaggio di Jackson al personaggio che da solo avrebbe meritato la fortuna di tutta la trilogia, lo schizofrenico Gollum/Smeagol. Da questa diversione l’intreccio riprende lentamente la sua strada, illustrandoci persone e luoghi così come li avevamo lasciati un anno fa, in un crescendo che trova il suo apice narrativo nella monumentale battaglia nei campi del Pèlennor (al cui confronto la lotta per il Fosso di Helm nelle Due Torri sembra una zuffa tra bande) e che si estingue in un interminabile, straziante finale.

La triplice trama si è ridotta a due filoni principali: I due Hobbit si trascinano senza illusioni ma con volontà solidissima verso il monte Fato, che semanticamente racchiude il destino dei due come dell’intera Umanità, mentre il resto della Compagnia appena riunita cerca di radunare ciò che è rimasto degli uomini per fronteggiare il Male Supremo nella battaglia risolutiva, illuminati da una pallida speranza e da una fermezza nobile quanto disperata.
La disperazione è, in effetti, il sentimento che muove tutti gli animi in questo momento finale: sia che si traduca in follia (come per il duplice Gollum o per Denethor, lacerato dalla morte e corroso dal male) o in eroismo (come per Pipino e Merry, che smettono gli abiti spensierati degli Hobbit per somigliare sempre più a piccoli uomini), accompagna come un'ombra tutti i personaggi, insinua in essi il dubbio, e, quando riesce, cede il passo ad una irreversibile malvagità. Jackson sembra conoscere l’uomo (o le creature antropomorfe della Terra di Mezzo) tanto quanto lo stesso Tolkien; e come lui si dimostra capace di intrecciare con coerenza i destini di tutte le sue creature verso un’inevitabile soluzione, regalandoci, nel passaggio, sequenze di esemplare bellezza.

Se lo stesso Tolkien ha esitato, in fase di pubblicazione, a smembrare la sua opera in tre parti differenti, timoroso di alterarne la natura e lo scopo, allora è necessario che tutti gli spettatori, gli esaltati e gli annoiati, i fanatici e i detrattori, concedano a quest’opera uno sguardo d’insieme adesso che si è conclusa. Inutile spiegare che, a noi che amiamo Tolkien senza condizioni, ogni episodio della trilogia sembra decisamente meno “sconclusionato” di un lettore frettoloso che lascia un libro a metà o che lo comincia dal mezzo: ma il mondo non è fatto di soli tolkieniani.

Storcerà il naso, invece, il “fondamentalista”, di fronte all’eliminazione di alcune sequenze narrative (non risolutive rispetto alla storia, nemmeno nel Libro), e forse sarà offeso dalla consueta invadenza di Arwen (alla quale, riconosciamolo, Jackson dà più spessore e arbitrio di quanto – intenzionalmente – Tolkien non abbia mai dato), e ancor più l’offenderà l’uscita di scena prematura del bieco Saruman, al quale non viene affidato nemmeno un fotogramma. Lo abbiamo già detto, forse non abbastanza: questa è, a pieno titolo, la trilogia di Peter Jackson. E, per quanto ci riguarda, il Signore degli Anelli di Peter Jackson ha vinto la sua scommessa.

Luisa Ferrari