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Numero 51 - Gennaio / 2004

   

I film del mese

 
   
 
 
 

Intervista a Tom Cruise

L'ULTIMO SAMURAI (THE LAST SAMURAI)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Edward Zwick
Sceneggiatura: John Logan, Marshall Herskovitz e Edward Zwick
Fotografia: John Toll, ASC
Scenografia: Lilly Kilvert
Costumi: Ngila Dickson
Musica: Hans Zimmer
Montaggio: Steve Rosenblum, A.C.E. e Victor du Bois
Prodotto da: Tom Cruise, Tom Engelman, Marshall Herskovitz, Scott Kroopf, Paula Wagner, Edward Zwick
(USA, 2003)
Durata: 153‘
Distribuzione cinematografica: Warner Bros


PERSONAGGI E INTERPRETI

Capitano Nathan Algren: Tom Cruise
Katsumoto: Ken Watanabe
Ujio: Hiroyuki Sanada
Colonnello Bagley: Tony Glodwyn
Simon Graham: Timothy Spall
Imperatore Meiji: Shichinosuke Nakamura
Omura: Masato Harada
Taka: Koyuki

La tigre quando è accerchiata scruta con lo sguardo il suo nemico, percepisce il suo odore e sferra l’attacco sprigionando tutta la sua ferocia. Il Samurai davanti al nemico non ha paura, lo punta con lo sguardo fiero e scatena tutta la sua arte guerriera, onorando gli avi e la ricerca della perfezione.
Il codice del samurai e lo scontro tra il vecchio e il nuovo sono i protagonisti di “The last Samurai”, un dramma epico dalla forza dirompente, dove l’elemento storico accoglie la narrazione intimista del Bildungs Roman.

Nel 1876 il capitano Nathan Algreen (Tom Cruise) dopo le battaglie contro i nativi indiani è ridotto a fenomeno da baraccone per conto di un marchio di fucili. Alla proposta di andare in Giappone ad istruire il nuovo esercito dell’Imperatore, si imbarca da mercenario.
Katsumoto (Ken Watanabe), ex consigliere dell’Imperatore, è il capo dei Samurai ribelli che conducono una guerriglia interna contro le forzature del progresso provenienti da Occidente.
Il fucile a ripetizione rade al suolo i nemici in modo impietoso, non offre la possibilità di un combattimento leale, dove c’è onore sia per il vincitore che per il perdente. La Katana, antica spada giapponese, racchiude tutti i valori etici della tradizione nipponica: onore, responsabilità, impegno e rispetto per la vita.
Due uomini, appartenenti a culture diverse, si incontrano sulle strade della guerra e scoprono affinità profonde. L’attesa del destino, il controllo totale del gesto e l’onore si intrecciano al libero arbitrio, alla tenacia e alla paura. I legami si sviluppano lungo i percorsi semiologici del linguaggio, medium di conversazioni intime, che ricordano quelle di “Balla coi lupi”, incluse all’interno di immensi silenzi che evocano la carica espressiva del cinema muto.

Quella ricerca del gesto perfetto basilare nel codice samurai, è riscontrabile nel lavoro di tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di più di due ore di narrazione che in modo spettacolare gestiscono centinaia di comparse, imponenti location (dislocate tra Giappone, Nuova Zelanda e Stati Uniti), e combattimenti individuali e corali mozzafiato.
Appassionato del cinema di Kurosawa, in questo lavoro Edward Zwick, che già in passato aveva lavorato sul tema della guerra (“Glory – Uomini di gloria”), è in grado di gestire l’azione in modo più vigoroso continuando sull’approfondimento delle personalità, e lo sceneggiatore John Logan, dopo “Il gladiatore”, aggiunge alla virilità dei dialoghi un’intimista sensibilità filosofica.
Parentesi credibile e raffinata la relazione tra il capitano Algren e Taka, una donna che incarna l’eleganza del gesto, l’importanza della parola e la profondità del dolore: anche lei è un fiero samurai. All’interno di questo quadro, curato nei minimi dettagli, si distingue la figura dell’Imperatore Meiji che, sebbene efficace per quel che riguarda il messaggio sulla sua fragilità, risulta un’occasione mancata per evitare alcune banalizzazioni in chiusura.
Il carisma penetrante degli interpreti giapponesi non è assolutamente annebbiato dall’ottima prestazione artistica e atletica della star di Hollywood.

Il fascino della katana e la filosofia Zen sono ultimamente tra i soggetti prediletti dal grande schermo da “Zaitochi” di Kitano a “Kill Bill Vol.1 “di Quentin Tarantino. In Italia, anche grazie agli ultimi lavori di Ermanno Olmi, “Il mestiere delle armi” e “Cantando dietro i paraventi”, possiamo vantare di aver già potuto riflettere su alcune delle prospettive in parte offerte da “L’ultimo Samurai” sui temi della storia, delle armi e della filosofia del guerriero.

Elena Fantini