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Numero 50 - Dicembre / 2003

   

I film del mese

 
   
 
 
 



LE INVASIONI BARBARICHE (LES INVASIONS BARBARES)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia e sceneggiatura: Denys Arcand
Fotografia: Guy Dufaux
Scenografia: François Séguin
Costuni: Denis Sperdouklis
Musica: Pierre Aviat
Montaggio: Isabelle Dedieu
Prodotto da: Denise Robert e Daniel Louis
(Canada/Francia, 2003)
Durata: 139 minuti
Distribuzione: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Rémy: Rémy Girard
Sébastien: Sthéfane Rousseau
Nathalie: Marie Josée Croze
Louise: Dorothée Berryman
Gäelle: Marina Hands

Il regista canadese Denys Arcand ne “Le invasioni barbariche” riprende ambiente e personaggi de “Il declino dell’impero americano”, grande successo cinematografico degli anni ’80, per raccontare la malattia e l’agonia di uno di loro, Rémy, professore di storia all’università, che trascorre i suoi ultimi giorni nel sordo caos di un affollato ospedale di Montréal. Sébastien, manager di successo in Inghilterra e maggiore dei due figli di Rémy, per accontentare la madre, ex-moglie del malato ma ancora molto legata a lui, assiste il padre ricostruendo il loro legame incrinatosi in tempi lontani. Rémy, intellettuale radicale ed edonista impenitente, ha vissuto all’insegna di una “barbara” libertà. Sébastien conservatore e pragmatico, è un uomo che conosce il prezzo di tutte le cose ed il valore di nessuna. Solo con l’approssimarsi della morte di Rémy che segnerà la loro definitiva separazione, nella condivisione della sofferenza, padre e figlio riusciranno a superare i pregiudizi reciproci.

Prima come se stesse pianificando una delle sue brillanti operazioni finanziarie, poi sempre più coinvolto emotivamente, Sébastien programma gli ultimi giorni del padre dandogli, assieme a parenti, amici e persino amanti, quella serenità che Rémy aveva a lungo inseguito e mai raggiunto.
Il declino del protagonista serve, a quanti si sono ritrovati intorno al suo letto, a imbastire una riflessione disincantata sul proprio quotidiano, specchio della disgregazione di una intera società inebetita dalle illusioni di ideologie vecchie e nuove, saldate fra loro da un materialismo edonista.
Il male oscuro di Rémy si sposa in tal modo con le metastasi di una società che ha in se stessa le cause della propria disgregazione: l’agonia di Remy è l’agonia della società che lo circonda, corrosa dalla nuova barbarie del terrorismo e dalle ombre lunghe del nuovo Medioevo con il dilagare della droga, l’assenza di comunicazione, l’ingiustizia e le contraddizioni di fondo della cultura occidentale.

“Le invasioni barbariche“ conclude l’itinerario iniziato da Arcand ne “Il declino dell’impero americano: nel film si ha la percezione della fine del sogno americano, fatto di libertà e autodeterminazione che si infrange in un individualismo esasperato e in un materialismo cinico. Il tono del racconto resta tuttavia leggero: merito dei dialoghi, quasi da commedia sofisticata, raffinati, ironici e irriverenti ma anche teneri e sentimentali, che sottraggono il film alle trappole del patetico. Ottima la prova degli attori che interpretano una sceneggiatura giustamente premiata nella scorsa edizione del Festival di Cannes.

Elena Monopoli