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Numero 48 - Ottobre / 2003

   

I film del mese

 
   
 
 
 



THE DREAMERS

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura: Gilbert Adair
Fotografia: Fabio Cianchetti
Scenografia: Jean Rabasse
Costumi: Louise Stjernsward
Montaggio: Jacopo Quadri
Prodotto da: Jeremy Thomas
(Italia/GB/Francia, 2003)
Durata: 130'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Theo: Louis Garrel
Isabelle: Eva Green
Matthew: Michael Pitt

Theo, Isabelle e Matthew si incontrano alle fumose proiezioni della Cinèmateque di Parigi. I primi due, fratelli gemelli, vivono nella capitale francese. Il terzo è un giovanotto americano giunto nella Ville lumière per studiare la lingua. Nasce un’immediata simpatia reciproca, e i due fratelli, rimasti soli per un mese in casa, invitano il ragazzo a lasciare la pensione in cui soggiorna per trasferirsi da loro. In un labirinto infinito di corridoi e stanze ricolme di libri e tappezzate di manifesti, i tre giovani iniziano un percorso di conoscenza e scoperta fatto di competizioni cinefile e penitenze sessuali, mentre fuori dalle loro finestre scorre il corpo umano della rivolta studentesca, in quel maggio ’68 carico di energiche speranze e di incrollabili ideali.

Tratto dal romanzo “The Holy Innocents” di Gilbert Adair, “The Dreamers” riporta Bertolucci nella città che fu già set di altri due suoi capolavori, “Il conformista” e “Ultimo tango a Parigi”, nonché sua città d’adozione giovanile e di crescita cinematografica, proprio negli anni caldi della contestazione. Si potrebbero immaginare dei chiari riferimenti autobiografici nella scelta del soggetto, ma Bertolucci scavalca gli eventi storici e il macroscopico sconvolgimento che questi apportarono in tutta Europa, per rinchiudersi nel microcosmo di una rivoluzione emotiva, di una iniziazione alla vita che sembra sovrastare, per tutta la durata del film, ogni altro aspetto della vicenda. La primavera è lì, in quell’appartamento disordinato, tra i corpi – bellissimi – dei tre giovani che si scrutano, si annusano, si mettono alla prova, si umiliano l’uno per l’accondiscendenza dell’altro, in un gioco in cui tutti sembrano vittime ma in cui ognuno è carnefice dell’altro, funzionale alla propria crescita, ogni volta fonte di inimmaginabili turbamenti. Il tutto girato, con un misto di voyeurismo e di tenerezza da un maestro che seppe, con l’Ultimo tango, fare di una storia di puro erotismo un capolavoro, senza allontanarsi mai dalla passione dei due protagonisti.

Non accade lo stesso in questo film in cui l’attenzione si sposta, forse spesso in modo sbiadito, sugli eventi storici che appaiono più da contorno ai tre protagonisti che esplicativi di una stagione a molti giovani sconosciuta, ma che fungono alla fine anche da sbocco risolutivo alle tensioni che animano la crescita dei tre ragazzi. Ineccepibile dal punto di vista registico, il film è delizia pura per i palati dei cinefili, grazie anche alle numerose citazioni cinematografiche – da Godard a Chaplin, da Buster Keaton a Browning - che ne fanno ancora di più una dichiarazione d’amore del regista alla sua arte, ai grandi del passato, ad un’epoca storica.

Fania Petrelli