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IL CLUB DEGLI IMPERATORI (THE EMPEROR'S CLUB)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Michael Hoffmann
Sceneggiatura: Neil Tolkin
Fotografia: Lajos Koltai
Scenografia: Patrizia Von Brandenstein
Costumi: Cynthia Flynt
Musica: James Newton Howard
Montaggio: Harvey Rosenstock
Prodotto da: Andrei Karsch, Marc Abraham
(USA, 2003)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
William Hundert: Kevin Kline
Sedgewick Bell: Emile Hirsch
Elizabeth: Embeth Davidtz
James Ellerby: Rob Morrow
Preside Woodbridge: Edward Herrmann
Siamo in America, nel 1972. William Hundert, vicepreside al collegio maschile St. Benedict, lavora duramente per insegnare ai propri studenti i presupposti di una vita corretta, convinto che la storia dei Greci e dei Romani possa offrire loro molto più che una semplice lezione sul passato: su di essa, egli ricostruisce i principi fondamentali alla formazione del carattere. In questo mondo lontano dagli altri e serrato nelle sue tradizioni, l’indisciplina della matricola Sedgewick Bell, figlio di un senatore, turba ogni equilibrio scatenando uno scontro di volontà tra l’insegnante e lo studente, il cui pessimo esempio arriva ad influenzare la condotta di tutta la classe. Ma Hundert, che ha fiducia nella virtù dell’insegnamento, riesce a farsi strada nel cuore del ragazzo convincendolo a studiare. I risultati non tardano a comparire fino a quando, in occasione di un grande evento collettivo, accade qualcosa che tormenterà il professore per i successivi 25 anni della sua carriera.
Nonostante gli sforzi della distribuzione siano stati spesi in un suo facile accostamento a “L’attimo fuggente”, il film di Michael Hoffmann (“Bolle di sapone”, “Un giorno per caso”, “Restoration”) non ha molto da condividere con il grande successo di Peter Weir: ne è, piuttosto, un’antitesi concettuale. Laddove, infatti, l’insegnante John Keating apriva una via di fuga ai rigidi codici comportamentali di un collegio destinato ai rampolli dell’America alto-borghese, il prof. Hundert vi riconosce il pilastro di un etica indispensabile alla formazione di un individuo completo, che sia, per questo, prototipo di una classe destinata a guidare il proprio paese sulla base di una compatta integrità morale. Oltremisura sofisticato e viziato da alcune stereotipate patinature formali (prime fra tutte il lungo flashback con voce fuoricampo), “Il club degli imperatori” non riesce ad evadere la retorica sottaciuta in un allestimento narrativo consapevolmente dottrinale, responsabile di una sceneggiatura immobile che certifica nella presunzione il tracollo della cattiva regia di Hoffmann.
Anche l’impegno di uno straordinario Kevin Kline, circondato da un cast negligente di piccoli e grandi attori, risulta inefficace davanti agli insormontabili difetti di una struttura fallace e di un racconto dalle conclusioni insignificanti, che possono tutt’al più confondersi nella testimonianza di una profonda crisi che la metamorfosi delle proprie ideologie obbliga l’America ad affrontare. In fin dei conti, un film che non rivela nulla di nuovo, se non l’impellente necessità di liberarsi da ciò che è già stato detto.
Francesco Russo
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