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ROGER DODGER
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Dylan Kidd
Sceneggiatura: Dylan Kidd
Fotografia: Joaquin Baca-Asay
Scenografia: Stephen Beatrice
Costumi: Lisa Marzolf, Amy Westcott
Musica: Craig Wedren
Montaggio: Andy Keir
Prodotto da: Donald De Line
(USA, 2002)
Durata: 104'
Distribuzione cinematografica: Lady Film
PERSONAGGI E INTERPRETI
Roger: Campbell Scott
Nick: Jesse Eisenberg
Joice: Isabella Rossellini
Andrea: Elizabeth Berkley
Sophie: Jennifer Beals
Roger Swanson, promettente agente pubblicitario, vive le sue intense notti newyorkesi tra inclinazioni alcoliche e relazioni occasionali, irretendo vittime femminili con il suo naturale talento per il dialogo. Sessista ed egocentrico, Roger ha un’incrollabile fede nella sua fama di seduttore, attirato dalla quale viene a trovarlo, con la speranza di essere introdotto ai piacere della sessualità, il nipote sedicenne. Seppur scostante in un primo tempo, lo spocchioso pubblicitario accetta di buon grado i panni del mentore e accompagna il ragazzo in un dissoluto viaggio notturno tra i locali ed i quartieri di Manhattan, attraverso le tappe di un’esperienza che segnerà la vita di entrambi.
Brillante, seppur meno innovativo di quanto voglia mostrarsi, il film dell’esordiente Dylan Kidd riesce a stilizzare con pochi ingredienti le proprietà di una fiaba urbana e di un racconto di formazione, assimilandoli in una commedia lasciva poco propensa alle sfumature. Il giovane autore, infatti, predilige riprendere i suoi personaggi così vicino da portarli quasi alla decontestualizzazione, affrancati dal confronto con un paesaggio newyorkese che resta appena intuito, quasi invisibile tra i rapidi e stretti movimenti di macchina. Sulla scia proprio di questo manierismo estetico – a tratti forse troppo lezioso – che impone al film un’immutabile struttura polarizzata sui primi piani e sui dettagli, Kidd consegna la scena nella mani di un ermetico Campbell Scott (davvero in stato di grazia), abile nel far risaltare, su una sceneggiatura verbosa ma pungente, le macchie di un personaggio il cui effimero ed altezzoso esistenzialismo viene dilatato sino ad irrompere nel ridicolo: un effetto che diviene travolgente con l’arrivo del casto nipote, così genuino da causare, nella sola notte che è cornice della storia, un tumultuoso squilibrio nell’esteriorità delle combinazioni sociali su cui Roger ha razionalizzato la vacillante misoginia del suo profilo.
“Roger Dodger”, infatti, è maggiormente efficace tanto più inverte gli assiomi del racconto di formazione adattandoli al dualismo del loro rapporto: grazie anche ad una partitura di dialoghi che non ammette mai tempi morti per guidare lo spettatore sino ad un finale spassoso e catartico, su cui si riflettono inquietudini e disincanti di un’intera generazione. Degna di nota, inoltre, la partecipazione di Jennifer Beals ed Isabella Rossellini, dal cui passaggio ogni inquadratura finisce col lasciarsi sedurre.
Francesco Russo
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