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Numero 0 - Giugno / 2010

   

I film del mese

 
   
 
 
 



A-TEAM (THE A-TEAM)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Joe Carnahan
Sceneggiatura: Joe Carnahan, Brian Bloom, Skip Woods
Fotografia: Mauro Fiore,
Scenografia: Charles Wood
Costumi: Betsy Heimann
Musica: Alan Silvestri
Montaggio: Roger Barton, Jim May
Prodotto da: Jules Daly, Alex Young, Iain Smith
(USA; 2010)
Durata: 117’
Distribuzione cinematografica: 20th Century Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

Hannibal Liam Neeson
Sberla: Bradley Cooper
P.E. Baracus: Quinton “Rampage” Jackson
Murdock: Sharlto Copley
Charissa Sosa: Jessica Biel

Quattro veterani del Vietnam, ufficiali delle forze speciali, vengono incastrati per un crimine che non hanno commesso. Tra gli intrighi della CIA e la caccia serrata dell’Esercito, lottano con tutte le forze per riscattarsi dall’infamia, mentre tentano al tempo stesso di ostacolare un inquietante piano terroristico che rischia di far crollare l’economia mondiale.

Ricercati, ex-militari pluridecorati, banditi dal cuore d’oro ed eterni fuggiaschi, a bordo di un furgone nero che è il solo tetto sotto cui riposano: sono i protagonisti di “The A-Team“, gloriosa serie degli anni ’80 che racconta le gesta di quattro Robin Hood preceduti da una brutta fama, ma votati alla difesa dei più deboli. Il suo asso nella manica è nella scelta di un taglio ironico inusuale per l’epoca, indotto dal carisma e dalle identità totalmente contrastanti dei personaggi, in apparenza incompatibili sotto ogni profilo: il Colonnello John “Hannibal” Smith, a capo del gruppo, è uno stratega di prim’ordine, brillante ed astuto; il tenente Sberla è un Don Giovanni elegante e di bell’aspetto, incline a seguire l’istinto quando è tempo per l’azione; il sergente P.E. Baracus è un gigante nero, più muscoli che cervello, il cui aggressivo look è contrassegnato da una tosatura alla moicana e dal pesante fardello delle catene d’oro che porta al collo; infine spicca il capitano Murdock, detto “il pazzo”, la cui lieve forma di follia – tendente alla demenza – viene messa da parte come un difetto trascurabile, considerata la sua straordinaria capacità di pilotare qualunque oggetto volante. In una vita normale, nessuna di queste personalità sconfinerebbe nel mondo dell’altra, ma in guerra prevalgono gli obiettivi comuni e la lealtà cameratesca. Tutto qui: una formula semplice dietro una lunga lista di episodi più o meno identici, ma sempre ravvivati dai siparietti della brigata male assortita.

Con un film a metà tra il prequel e il pilota di una nuova serie TV, il regista Joe Carnahan spolvera il mito e riparte da zero, accentuando il carattere gigionesco dei personaggi e aggiungendo all’azione massicce dosi di esplosioni, per enfatizzare un leitmotiv stilistico del telefilm. Dai carri armati volanti ai piani tattici dalle risoluzioni improbabili – dov’è previsto anche che una moto debba scivolare ed esplodere sotto un furgone blindato – la parola d’ordine è “eccesso”. Per godersi lo spettacolo, anche il pubblico esigente deve rassegnarsi all’idea che nulla, tantomeno se stesso, vada preso sul serio. Così come non va fatto caso alla trama, lacunosa e tagliata con l’accetta, percorsa da scorciatoie che portano il film a destinazione lasciandosi dietro la verosimiglianza degli accadimenti e, soprattutto, delle relazioni tra i personaggi. Ma se il giocattolo funziona e si vende, allora nessuno può contestargli di aver colpito il suo target.

Francesco Russo