|
TUTTA COLPA DELL'AMORE (SWEET HOME ALABAMA)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Andy Tennant
Sceneggiatura: C. Jay Cox
Fotografia: Andrew Dunn
Scenografia: Clay A. Griffith
Costumi: Sophie Carbonell
Musica: George Fenton
Montaggio: Troy Takaki
Prodotto da: Stokely Chaffin, Neal H. Moritz
(USA, Germania 2002)
Durata: 108'
Distribuzione cinematografica: Buena Vista
PERSONAGGI E INTERPRETI
Melanie Carmichael/Melanie Smooter: Reese Witherspoon
Jake Perry: Josh Lucas
Andrew Hennings: Patrick Dempsey
Katherine Hennings: Candice Bergen
Melanie Carmichael, stilista newyorchese dal futuro brillante, si fidanza con lo scapolo d’oro della città, Andrew Hennings. Prima di poter convolare a nozze però Melanine deve ottenere il divorzio da Jake, l’uomo che incontrò al liceo e con il quale si sposò giovanissima.Jake però e ancora innamorato di lei e quando Melanine, decisa a porre fine alla controversa relazione una volta per tutte, si reca di nascosto in Alabama, trova mille motivi per non firmare i documenti. Una volta nei luoghi della sua infanzia Melanine torna indietro nel tempo e nei sentimenti…
Reese Witherspoon, la bionda fidanzatina d’America in "La rivincita delle bionde", veste ora i panni di Melanie. Sempre bionda, ma molto meno frivola che nell’ultimo film, Reese forse è diventata troppo seria per giocare al meglio questo ruolo. Non che la sua spumeggiante recitazione non affiori ovunque come parte migliore della pellicola. Purtroppo però il film soffre di un certo qualunquismo, tutto giocato sulla contrapposizione Nord-New York, snobismo e business, Sud-Alabama, valori familiari e riti tradizionali.
La faciloneria con cui il ritorno alle origini è descritto, con tanto di mamma che prepara le marmellate e papà svampito ma in fondo saggissimo, risulta funzionale a qualche battuta e nulla più. Se lo scopo è divertire la biondina d’America centra il bersaglio solo ed esclusivamente per i suoi meriti personali, non certo per la sceneggiatura. Tutta colpa dell’amore è un film leggero, che non disturba ma nemmeno lascia alcuna traccia di sé. A questo si aggiunga un certo tono pericolosamente conservatore che identifica il matrimonio, il primo e l’unico, con l’amore incontrato sui banchi di scuola, come rito insolubile e inalienabile.
Danila Filippone
|