Home

Archivio

Mailing List

Forum

Search

  Dvd

Info

 

Numero 0 - Dicembre / 2008

   

I film del mese

 
   
 
 
 



EMBER - IL MISTERO DELLA CITTA' DI LUCE (CITY OF EMBER)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Gil Kenan
Sceneggiatura: Caroline Thompson
Fotografia: Xavier Perez Grobet
Scenografia: Martin Laing
Costumi: Ruth Myers
Musica: Andrew Lockington
Montaggio: Adam P.Scott
Prodotto da: Tom Hanks
(Usa, 2008)
Durata: 97'
Distribuzione cinematografica: Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Lina: Saoirse Ronan
Doon: Harry Treadaway
Sindaco Cole: Bill Murray
Loris: Tim Robbins
Sul: Martin Landau
Poppy: Amy Quinn

Tratto dall’omonimo romanzo – il primo di una serie di quattro realizzati negli anni Ottanta dalla scrittrice Jeanne Duprau – “Ember – Il mistero della città di luce” giunge nelle sale volendo rompere l’oscuro medioevo cinematografico fatto di cinepanettoni e commedie a buon mercato, portando il fievole chiarore di un fantasy retrò. Diretto da Gil Kenan (“Monster House”), sceneggiato da Caroline Thompson (la stessa dei film di Tim Burton) e prodotto niente meno che da Tom Hanks: per “Ember” i numeri sembrano esserci proprio tutti.

L’umanità si è rifugiata nelle profondità della Terra a causa delle radiazioni nucleari. Lì, è proliferata Ember: città - rifugio che grazie a una fitta serie di tubature e generatori di correnti possiede un autonomia di circa duecento anni. Questi però stanno finendo. I frequenti black out diventano la molla per tre ragazzini - Lina, Doon e Poppy – di iniziare una sorta di avvincente caccia al tesoro per scoprire il modo per fuggire da Ember e risalire in superficie. A detta di tutti gli abitanti e del perfido sindaco: una follia il solo immaginarlo...

In realtà questo Ember non è affatto male. Magari sa di già visto; probabilmente, guardandolo, vi ricorderete di talune giostre fatte ai parchi giochi in infanzia; o, chissà, non vi convinceranno certi meccanismi narrativi, un poco forzati, per far si che i tre protagonisti risalgano in superficie: però effettivamente questo Ember, alla fine, piace.
La regia di Gil Kenan, esaurita nella prima mezz’ora la pratica “spiegazione del dove ci troviamo e del perché”, va in crescendo confezionando un prodotto che tra una metafora socialista della società e il tema del contrasto tra conservatori e reazionari - riferiti a elementi presenti nei romanzi - si lascia vedere anche contando sull’effetto sorpresa finale. Ovvero: cosa ci sarà in superfice?

Rimangono sospese alcune sottotrame, e nell’ardore di fuggire il più in fretta possibile da Ember, sia i personaggi che il regista si dimenticano per strada alcuni particolari non proprio trascurabili dal punto di vista narrativo. Ma alla fine il film è fatto: una nuova luce nasce all’orizzonte e l’happy ending è assicurato.
Meno male: avevamo temuto per un momento che i magnifici Martin Landau, Bill Murray e Tim Robbins avessero partecipato al film sbagliato.

Diego Altobelli