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Numero 0 - Aprile / 2008

   

I film del mese

 
   
 
 
 



OXFORD MURDERS - TEOREMA DI UN DELITTO (THE OXFORD MURDERS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Alex de La Iglesia
Sceneggiatura:Alex De La Iglesia
Scenografia: Cristina Casali
Fotografia: Kiko De La Rica
Costumi: Paco Delgado
Musica: Roque Banos
Montaggio: Cristina Pastor
Prodotto da Alex De La Iglesia
(Inghilterra, 2007)
Durata: 107'
Distribuzione cinematografica: Warner Bros Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Martin: Elijah Wood
Arthur Seldom: John Hurt
Lorna: Leonor Watling

Partendo dall’enunciato di Ludwig Wittgenstein “...su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere...”, che rivelava l’impossibilità dell’uomo di arrivare alla verità assoluta verso le cose, il nuovo film di Alex De La Iglesia (conosciuto per “La Comunidad” e “Crimen Perfecto”) è un thriller dai connotati filosofici.

Martin è un promettente studente di Oxford che sogna di incontrare il professore e scrittore Arthur Seldom per proporgli una ricerca di dottorato. L’incontro tra i due non è dei più entusiasmanti, ma quando muore un’anziana signora in circostanze misteriose, lo studente e il professore iniziano a indagare sull’accaduto...

Il motivo per cui i filosofi non indagano sui fatti di sangue è semplice: si rischierebbe di trasformare ogni volta l’indagine in una inconcludente diatriba tra pensatori che magari trovano pure la “verità assoluta”, ma certamente non il colpevole. Questo è ciò che purtroppo avviene nel film “Oxford Murders”: un lungo, e a tratti estenuante, dialogo tra due menti che cercano di arrivare a una verità coinvolgendo nella loro conversazione (e ciò rende il tutto abbastanza grottesco) tutti i personaggi che incontrano, poliziotti e infermieri compresi.
Purtroppo il film segue questa strada narrativa per tutta la sua durata, che appare eccessiva. Lunghi dialoghi accompagnano quindi la poca azione del film, tra l’altro confusa quest’ultima tra flashback che somigliano a buchi di trama e un’indagine basata sul peso incorporeo delle parole.
Inoltre, a pesare su una sceneggiatura pretestuosa e nulla più, ci si mettono anche gli attori poco in parte e appena accennati nei caratteri generali. Deboli interpretazioni al servizio del “già visto” e “già dato” che non aiutano certo nella difficile immedesimazione con la storia.

Di “Oxford Murders” si può apprezzare il ritmo e qua e là qualche scena ben riuscita (c’è un finto piano sequenza piuttosto interessante), ma alla fine del film si ha la netta sensazione che registi, filosofi e poliziotti, nell’ansia di trovare l’agognata verità, si siano miseramente confusi i ruoli...

Diego Altobelli