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L'UOMO SENZA OMBRA
(HOLLOW MAN)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Paul Verhoeven
Sceneggiatura: Andrew W.Marlowe
Fotografia: Jost Vacano
Scenografia: Allan Cameron
Costumi: Ellen Mirojnick
Musica: Jerry Goldsmith
Montaggio: Mark Goldblatt
Prodotto da: Douglas Wick, Alan Marshall
(USA, 2000)
Durata: 112'
Distribuzione cinematografica: Columbia TriStar
PERSONAGGI E INTERPRETI
Sebastian Caine: Kevin Bacon
Linda McKay: Elizabeth Shue
Matthew Kensington: Josh Brolin
Sarah Kennedy: Kim Dickens
Janice Walton: Mary Randle
Carter Abbie: Greg Grunberg
Sebastian Caine è un geniale scienziato che dirige una ricerca segreta sull’invisibilità per conto del governo statunitense: quando s’accorge che il siero da lui preparato funziona sugli animali, disobbedisce agli ordini del Pentagono ed adopera se stesso come prima cavia umana. L’esperimento funziona, ma la reversibilità del procedimento si rivela problematica: mentre i colleghi del suo staff lavorano alla messa a punto d’un antidoto, egli - mosso da una latente megalomania - perde il controllo delle proprie azioni ed inizia a maturare propositi omicidi...
Il tema dell’invisibilità, al cinema, non è nuovo: basti ricordare il classico "L’uomo invisibile" (1933) di James Whale, superbo adattamento per immagini dell’omonimo romanzo di H. G. Wells, interpretato da un grande Claude Rains. Neppure risulta inedita la problematica dell’uomo di scienza che, mettendosi a rischio in prima persona nella sperimentazione di pericolosi composti chimici, finisce per scatenare le sonnecchianti furie dell’Es: si pensi solo allo stevensoniano Jekylll ed alle sue tante versioni schermiche.
Non è certo, quindi, l’originalità il tratto distintivo di questo "The hollow man" (il titolo è una citazione della poesia di T. S. Eliot), ennesima sortita nei territori della science fiction del veterano Paul Verhoeven: ciò detto, il film ha - malgrado l’alto budget e gli strepitosi effetti speciali dell’Imageworks della Sony Pictures - un’aria da vecchio b-movie d’annata che lo rende accattivante, in un’epoca di prodotti intercambiabili.
Dopo un incipit quasi da commedia, la pellicola si sposta via via su toni sempre più dark fino ad una parte finale al cardiopalmo, ove la successione di morti violente assume quasi connotazioni gore: ed è un peccato che il risultato globale sia parzialmente inficiato da una lunga zona centrale in cui l’azione ristagna e la suspence latita, per ripartire soltanto quando l’attenzione dello spettatore già languisce.
Il cast appare funzionale agli scopi della regia: la Shue disegna con abilità le apprensioni ed i palpiti d’un personaggio sospeso tra forza e fragilità, mentre Bacon si destreggia da par suo, con una bravura commendevole quanto più gravata da un ricorso al make-up già entrato nella leggenda.
Francesco Troiano
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