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Numero 0 - Novembre / 2006

   

I film del mese

 
   
 
 
 



QUALE AMORE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Maurizio Sciarra
Sceneggiatura: Maurizio Sciarra
Fotografia: Alessio Gelsini Torresi
Montaggio: Marco Spolentini
Scenografia: Luigi Marchione
Costumi: Andrea Viotti
Musica: Lele Marchitelli
Prodotto da: Lionello Cerri
(Italia, 2006)
Durata: 97’
Distribuzione cinematografica: 01 Distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

Andrea: Giorgio Pasotti
Atonia: Vanessa Incontrada
Viaggiatore: Arnoldo Foà

Andrea (Giorgio Pasotti), bloccato in un aeroporto internazionale per una tempesta di neve è appena uscito da un manicomio criminale svizzero in cui ha scontato la pena per l’uccisione della moglie. In viaggio verso gli Stati Uniti per incontrare i suoi figli l'uomo narra a un viaggiatore sconosciuto (Arnoldo Foà) la propria storia. Giovane ricco, manager di successo dell’alta finanza, egli incontra ad un concerto Atonia (Vanessa Incontrada), una pianista bellissima, e se innamora perdutamente. Il matrimonio e tre figli non bastano alla donna per dimenticare la sua passione per la musica e presto arrivano le incomprensioni con il marito, ossessionato dalla gelosia, fino al tragico assassinio.

Scritto e diretto da Maurizio Sciarra, che con “Alla rivoluzione sulla 2 cavalli” (2001) vinse il Pardo d'Oro al 54° Festival di Locarno, “Quale amore” è ispirato a “Sonata a Kreutzer”di Lev Tolstoj. Audace è l’idea di girare un film nel 2006, ispirandosi liberamente a un grande della letteratura russa, tragicomico il risultato. Il ritratto della vita quotidiana della coppia tra lusso e insoddisfazione, lussuria e gelosia è ridicolo: le scene di famiglia felice sullo stile delle pubblicità del Mulino Bianco sono improbabili, i momenti drammatici sono raccontati senza il ritmo giusto e va a finire che mentre il marito guarda la moglie con occhi minacciosi, lacerato, determinato a ucciderla, allo spettatore viene da ridere piuttosto che da restare con il fiato sospeso, perché manca la tensione.

Appena migliori sono le scene del presente di Andrea in preda agli incubi e al rimorso per il delitto commesso: Pasotti interpreta bene l’angoscia del personaggio, ma anche qui non regge il dialogo con il viaggiatore che, a tu per tu con un omicida, dice bonariamente frasi del tipo “mi interessa molto la tua storia”. Si poteva sperare almeno nella colonna sonora con la sonata di Beethoven come filo conduttore del racconto, ma anche la musica si perde nella costruzione involuta del racconto. E quando finalmente giunge la liberazione dei titoli di coda, mentre le scritte scorrono sul nero, arriva anche l’unico momento gradevole del film, il brano finale “Grazie” di Gianna Nannini.

Katia Nobbio