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Numero 78 - Luglio / 2006

   

I film del mese

 
   
 
 
 



SHADOWBOXER

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Lee Daniels
Sceneggiatura: Wiliam Lipz
Fotografia: M. David Mullen
Scenografia: Steven Saklad
Musica: Mario Grigorov
Montaggio: William Chang Suk Ping, Brian A. Kates
Prodotto da: Lee Daniels, Lisa Cortes, David Robinson, Brook Lenfest,Damon Dash
(USA; 2006)
Durata: 93’
Distribuzione cinematografica: Videa-CDE, Warner Bros

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mikey: Cuba Gooding Jr.
Rose: Helen Mirren
Vickie: Vanessa Ferlito
Clayton: Stephen Dorff
Dr. Don: Joseph Gordon-Levitt

Allevato da Rose come un killer senza scrupoli, Mickey cresce introverso e taciturno, provando sincero affetto soltanto per la sua tutrice. Un giorno, un brutale boss del crimine chiede a Rose di uccidere sua moglie, ma questa cambia idea non appena scopre che la donna è incinta. Inizia così il viaggio della vittima e dei suoi assassini, che tentano di cambiare vita ricominciando sotto falsi nomi.

Graduale, inesorabile, il noir dell’esordiente Lee Daniels è una storia che alterna diversi registri e diverse chiavi di lettura, intessute nella vita di un personaggio che rimanda agli archetipi bessoniani: con una personalità sospesa tra la fragilità di Matilde e la rassegnazione di Nikita, Mickey è una creatura che prende forma in un silenzio eloquente; il suo passato crea linee di fuga verso il presente offrendo un quadro completo, se non delle esperienze, di quel che il dolore gli ha cucito addosso. E’ il custode di se stesso e di un mistero che soltanto la sua tutrice vede attraverso una privilegiata trasparenza, oltre la durezza di un carattere ottenebrato da un lungo e quotidiano rapporto con la morte. Danilels da prova di talento riuscendo a non farsi fuorviare da un soggetto poco originale, dove quasi nulla sembra accadere fuorché una fuga dagli sviluppi piuttosto ordinari. Ma la solitudine, il sacrificio, il senso della lealtà e dell’amore che in un killer evocano contrasti peculiari, sono resi al massimo tanto da una regia evanescente, quanto dalla radicale fotografia di M. David Mullen, che passa dal flou ai chiaroscuri, dal forte respiro della campagna alla luce opaca dei centri urbani, via via riflettendo tutta la varietà di stati d’animo che Mickey tiene coperti in un oblio.

Ecco perché, in una fase particolarmente prolifica di film noir impostati sulla ridondanza dei dialoghi, sorprende veder spuntare una pellicola poco verbosa e al tempo stesso penetrante. Allo stesso modo, toglie il fiato l’interpretazione di Cuba Gooding Jr., su cui la cinepresa indugia senza prediligere i primi piani alle mezze figure, obbligandolo a un ruolo fisico ed espressivo che riassume in un solo film la versatilità già manifestata in decine di altri.

Francesco Russo