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RADIO AMERICA – A PRAIRIE HOME COMPANION (A PRAIRIE HOME COMPANION)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Robert Altman
Sceneggiatura: Garrison Keillor
Fotografia: Edward Lachman
Scenografia: Dina Goldman
Costumi: Catherine Marie Thomas
Musica: Richard Dworsky
Montaggio: Jacob Craycorft
Prodotto da: Robert Altman, Wren Arthur, Joshua Astrachan, Tony Judge, David Levy
(Usa, 2006)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Dusty: Woody Harrelson
Guy Noir: Kevin Kline
Yolanda Johnson: Meryl Streep
Rhonda Johnson: Lily Tomlin
“They paved paradise/and put up a parking lot”, cantava la profetica Joni Mitchell di “Big Yellow Taxi”, anno di grazia 1970: qui, la chiusura minaccia un programma radiofonico di successo, “A Prairie Home Companion”, andato in onda sin dal 1974 e costituito da esibizioni dal vivo di band, crime stories e fiction commercials. La puntata 558 sembra esser destinata a restare l’ultima: è l’occasione, per Robert Altman (il cui primo lavoro, ricordiamolo per inciso, fu quello di scrittore radiofonico), d’imbastire una di quelle straordinarie sinfonie che, da “Nashville” (1975) in avanti, hanno sovente segnato i punti più alti della sua filmografia. Tutto ambientato in interni, se si eccettua qualche inquadratura di un diner che sembra preso da un quadro di Edward Hopper, il film snocciola una serie di situazioni divertenti o drammatiche, movimentate da una miriade di personaggi: tra di essi, spiccano il detective privato Guy Noir (una superba caratterizzazione di Kevin Kline, con abiti ed atteggiamenti deliziosamente anni ‘40), figura di lungo corso qui immaginata come un investigatore che si occupa della security dello show ma è distratto da una bionda enigmatica (Virginia Madsen), forse un angelo della morte; i “cowboy crooners” Dusty e Lefty (Woody Harrelson e John C.Reilly), che terminano la loro esibizione con un brano, “Bad Jokes”, costituito da una schidionata di battute e barzellette piccanti quanto di discutibile gusto; il duo country formato da Yolanda e Rhonda Johnson (Meryl Streep e Lily Tomlin), la metà sopravvissuta di un gruppo di quattro sorelle, con la giovanissima figlia della prima, Lola (Lindsay Lohan), autrice di poesie sul suicidio.
Ritratto corale, tra l’ironico ed il partecipato, di un’America di provincia evidentemente assai cara al cuore del regista, “Radio America” racconta il microcosmo di Lake Wabegon, Minnesota, quale parte di una cultura e di un modo di percepire l’esistenza in via d’estinzione. Ormai, a prevalere sono gli interessi di speculatori d’ogni sorta, del gelido “Axeman” (un perfetto Tommy Lee Jones) che conosce la sola logica del profitto e non ha tempo di leggere Scott Fitzgerald. Ai superstiti, non resta che riunirsi in un localino dopo l’ennesimo show ad infilare aneddoti, parlare del più e del meno, sorridere sino a che sarà possibile farlo.
Il pensiero che tutto stia per finire è relegato, da ciascuno di loro, sullo sfondo; prevale il desiderio, o la speranza, di poter nuovamente apparire, anche solo per poco, per eludere l’angoscia di vivere, alleviare la pena di giornate che altrimenti sarebbero uguali l’una all’altra. D’altro canto, il primo a respingere il pensiero che si sia giunti alla conclusione è proprio GK, colui che sovrintende all’intero meccanismo: “Ogni spettacolo potrebbe essere l’ultimo che fai. E’ questa la mia filosofia”. E, coerente con la medesima ma senza un’ombra di cinismo, egli non fa menzione del decesso di uno dei membri del cast (un anziano country singer), avvenuto fuori dal palcoscenico, dopo un’esibizione: “Non faccio elogi funebri”, afferma. Neppure l’ottantunenne Altman, che esorcizza con un sorriso ed un invito a non mollare gli eventi spiacevoli, la prospettiva del dolore, la morte incombente.
Francesco Troiano
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