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RISCHIO A DUE (TWO FOR THE MONEY)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: D.J. Caruso
Sceneggiatura: Dan Gilroy
Fotografia: Conrad W. Hall
Scenografia: Tom Southwell
Costumi: Marie-Silvye Deveau
Musica: Christophe Beck
Montaggio: Glen Sclantebury
Prodotto da: James G. Robinson, Jay Cohen
(USA, 2006)
Durata: 122’
Distribuzione cinematografica: UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Brandon Lang: Matthew McConaughey
Walter Abrams: Al Pacino
Toni: Rene Russo
Novian: Armand Assante
Jerry: Jeremy Piven
La vita di Brandon Lang è caduta in una baratro dopo la frattura di un ginocchio, che gli è costato una brillante carriera nel football professionistico. Per sopravvivere, lavora a Las Vegas in una chat line, dove si occupa di suggerire ai clienti le squadre su cui puntare, accettando uno stipendio da fame. Fino al momento in cui riceve una telefonata da Walter Abrams, padrone di una tra le più importanti agenzie di scommesse sportive degli Stati Uniti, il quale pretende di averlo al suo fianco a qualunque prezzo. Per Brandon è un folgorante inizio: indovina 12 partite su 10 a settimana e il suo nome cresce nell’ambiente portando al suo capezzale alcuni tra i più facoltosi scommettitori. Ma la fortuna non sempre gira dalla sua parte.
C’è di tutto, nel caotico marasma di questa sceneggiatura: la condanna ai falsi ideali del successo, il valore assoluto dell’amicizia, il martirio che conduce l’eroe alla redenzione e il veleno che i vizi, qui rappresentati dal gioco d’azzardo, iniettano nella vita degli individui. Ciascuna tematica è permanentemente in bilico tra una sua giusta collocazione nei tempi della storia e lo spazio che le deve essere concesso al suo interno, affinché divenga concreta e riconoscibile. Il regista D.J. Caruso, però, sembra non saper tenere le redini di un racconto così articolato e rinuncia a lavorare per ellissi, o ad intrecciare le diverse chiavi di lettura marcando i sottintesi. Risultato: ogni sfumatura viene chiarita nel dettaglio e ogni sottotraccia sviluppata in interminabili precisazioni, cosicché per quasi due ore il film si trascina senza che accada nulla di significativo. I personaggi seguono tragitti di formazione concentrici che non segnano alcuna evoluzione, in una sovrastruttura annebbiata dalla verbosità e dalla retorica dove, di fatto, ciò che viene espresso è tanto banale quanto magniloquente.
Passino pure le deludente interpretazioni di Matthew McConaughey e Rene Russo, ma lo scarso impegno mostrato da Al Pacino lascia, più del resto, il retrogusto amaro di un film nato sotto una cattiva stella. I minuti scorrono, mentre ciò che accade sullo schermo in una fuligginosa fotografia color seppia (unica nota a suo merito), non approfondisce altro che il divario tra le intenzioni e il loro esito. E prevale la noia.
Francesco Russo
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