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Numero 76 - Marzo / 2006

   

I film del mese

 
   
 
 
 



ANGEL-A

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson
Fotografia: Thierry Arbogast
Scenografia: Jacques Bufnoir
Costumi: Martine Rapin
Musica: Anja Garbarek
Montaggio: Stephanie Pedalacq, Frederic Thoroval
Prodotto da: Luc Besson
(Francia, 2006)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: 01 Distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

André: Jamel Debbouze
Angela: Rie Rasmussen
Franck: Gilbert Melki
Pedro: Serge Riaboukine

André, un immigrato nullatenente disilluso dalle difficoltà della vita, tenta il suicidio gettandosi nella Senna, stanco di fuggire dai criminali a cui deve una gran somma di denaro. Ma l’improvvisa comparsa di una donna lo porta a riflettere sulla sua condizione. La vita, infatti, riserva sempre delle sorprese: figurarsi poi quando si scopre di aver incontrato un angelo…

Questo è l’omaggio di Besson a Parigi, al cinema e alla notte: tre nodi dello stesso laccio che vivono una profonda ed intensa relazione, come corpo di un’arte – quella cinematografica – che per suo retaggio le abbraccia tutte. Fortuna che Besson sia un regista poliedrico, e riesca sempre a garantire un’inconfondibile coerenza visiva. Nel suo immaginario, Parigi è un’altra e sempre la stessa, dopo che attraverso una carriera fatta di equilibri intermittenti ci ha condotti alla scoperta dei suoi infiniti spazi, ad ogni tappa sotto una luce ed una prospettiva diversa. Stavolta ci racconta, solo per immagini, la magia di una città in bianco e nero; dove il tempo e la storia si confondono con le vite dei personaggi e il loro mondo resta sospeso tra il passato e il presente. Della capitale francese, infatti, Angela e André incarnano le naturali contrapposizioni. Ma la sensazione che un’impalcatura tanto ricca sotto il profilo semantico si risolva in un esercizio di stile, spiace ammetterlo, è sempre in agguato. Non a caso, il rischio in cui incorre il cinema di Besson è ancora lo stesso: di non sapersi muovere oltre l’ambizioso proposito di coniugare il noir con ogni altro genere narrativo, al contempo ritenendo di predisporlo ad una nuova chiave di lettura.

Troppa diventa la carne sul fuoco e non basta la ricercatezza formale a mascherare i limiti di una sceneggiatura scritta sì per semplici linee, ma con la boria di un romanzo di formazione. Peccato, perché un cast così ben assortito avrebbe potuto conferire alla storia altre sfumature, di cui, invece, soffre la mancanza.

Francesco Russo