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Numero 75 - Gennaio / 2006

   

I film del mese

 
   
 
 
 



U-CARMEN E KHAYELITSHA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Mark Dornford-May
Sceneggiatura: Mark Dornford-May, Pauline Malefane, Andiswa Kedama
Fotografia: Giulio Biccari
Costumi: Jessica Dornford-May
Musica: Charles Hazlewood
Montaggio: Ronelle Loots
(Sudafrica, 2004)
Prodotto da: Mark Dornford-May, Ross Garlan
Durata: 120 min
Distribuzione cinematografica: Lady Film

PERSONAGGI E INTERPRETI

Carmen: Pauline Malefane
Nomakhaya: Lungelwa Blou
Lulamile Nkomo: Zorro Sidloyi
Jongikhaya: Andile Tshoni
Bra Nkomo: Andries Mbali

Carmen, forte e sicura di sé, lavora con altre donne in una fabbrica di sigarette del sobborgo sudafricano di Khayelistsha. Dopo una rissa con una collega, viene arrestata e affidata al sergente Jongi, che ella aveva già una volta tentato di provocare e sedurre. Jongi si innamora follemente, lascia la polizia per seguire Carmen nella vita, ai limiti della legalità, che la donna conduce nella township. La gelosia del sergente e la tendenza all'autodistruzione di Carmen porteranno i due amanti alla rovina.

“U-Carmen e Khayelistsha”, versione dell’opera lirica “Carmen” di Bizet, si è aggiudicata l’Orso d’Oro all’ultimo Festival di Berlino. Un premio a sorpresa con il quale il regista sudafricano Mark Dornford-May ha battuto i favoriti “The Sun” di Sokurov, sull'imperatore Hirohito, e “Sometimes in April” film sul genocidio in Rwanda. Eppure la scelta è condivisibile, non fosse altro per l’ardita discesa in una township sudafricana senza mai dimenticare gli stilemi artistici del genere operistico. La storia della donna fatale e irresistibile, ambientata nella zona più povera di Siviglia, assume toni di universalità in questa trasposizione sudafricana.

Mark Dornford-May, ha origini inglesi ma cultura profondamente sudafricana. In Sudafrica è il fondatore della South African Academy of Performing Arts, e regista dell’opera teatrale da cui il film, suo primo lungometraggio, è tratto. Il film ha tratti profondamente africani, dalle riprese in stile cinema verità tra le baracche di Khayelitsha, alle immagini della vita che scorre quotidianamente nelle vie della township. Eppure la fedeltà alla cultura autoctona non impedisce la felice incursione nel genere operistico con soluzioni raffinate in ambito iconografico.

La scelta di Pauline Malefane (coautrice anche della sceneggiatura) come Carmen è ardita. L’attrice, lontana dai canoni di bellezza tradizionali, è una donna dalle forme abbondanti, ma dalla spiccata sensualità, capace di giustificare la forza catalizzatrice della sua persona. Tutto il cast è all’altezza delle impegnative performance musicali. Sapiente l’uso dei colori dei costumi di Jessica Dornford May, dai toni dimessi in beige e rosa pallido delle prime sequenze al rosso vivo dell’apparizione di Carmen, che si espande tra le donne come simbolo di sensualità, dal blu virginale di Micaela al verde marcio delle divise dei soldati. Il libretto di Bizet è stato interamente tradotto e riadattato in dialetto locale xhosa, alternando alle celebri arie alcune musiche locali. Questo è forse l’elemento più controverso della pellicola. Se da un lato la scelta ha un forte valore culturale e politico, dall’altro mette a dura prova lo spettatore, intessendo il film di momenti di profonda noia e difficoltà di comprensione.

Danila Filippone