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I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN (BROKEBACK MOUNTAIN)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Ang Lee
Sceneggiatura: Larry McMurtry, Diana Ossana (tratto da un racconto di E. Annie Proulx)
Fotografia: Rodrigo Prieto
Scenografia: Judy Becker
Montaggio: Geraldine Peroni, Dylan Tichenor
Costumi: Marit Allen
Musica: Gustavo Santaolalla
Prodotto da: Diana Ossana, James Shamus
(USA, 2005)
Durata: 134'
Distribuzione cinematografica: Bim
PERSONAGGI E INTERPRETI
Ennis Del Mar: Heath Ledger
Jack Twist: Jake Gyllenhaal
Cassie: Linda Cardellini
Lashawn Malone: Anna Faris
Lureen Newsome: Anne Hathaway
Alma: Michelle Williams
Joe Aguirre: Randy Quaid
Non ha sovvertito il western, Ang Lee. Il suo film non è affatto una scandalosa provocazione, com'è stato invece presentato all'ultima Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia. Anzi. Semmai, la vera sfida sarebbe - oggi - fare un western degno dei maestri del genere che non sia "la-brutta-copia-di" o un deludente remake. Quindi, il western era già, se non morto, agonizzante prima che il cineasta taiwanese rendesse più fragile e meno virile la figura del cowboy.
Una figura che nell'immaginario comune è accompagnata da vita dura e spartana all'aria aperta, modi rudi da macho di poche parole, notti trascorse in tenda o sotto le stelle, pasti frugali attorno a un fuoco, fucile e colt perennemente a portata di mano, sterminate praterie con mandrie in libertà. Da questo punto di vista, "Brokeback Mountain" non sovverte proprio alcuna aspettativa. Il camaleontico Ang Lee ha dimostrato ancora una volta di poter padroneggiare tecnicamente qualsiasi stile, hollywoodiano compreso. Ma il suo perfetto virtuosismo formale rasenta l'asetticità e nel secondo tempo il ritmo si dilata a tal punto da sfiorare la noia.
Che cosa rimane allora? La splendida interpretazione di Heath Ledger e una storia d'amore che rispetta tutti i canoni tradizionali del melodramma. Solo che, invece di Madame Bovary o della Signora delle Camelie, i protagonisti sono due ragazzoni sensibili, incapaci di accettare la propria diversità perché sanno che l'ambiente maschilista in cui vivono non li perdonerebbe. Nonostante gli ostacoli che si frappongono al loro amore, il loro legame sarà eterno, assoluto, perfino innocente nella sua candida spontaneità. Le scene di sesso sono caste o s'intravedono da lontano. Dunque, un classico dell'amour fou, altro che perversione.
Se poi si considera che il cowboy - così come il camionista, il poliziotto, il militare - è una tradizionale icona gay, e che già nel 1948 il Montgomery Clift di "Fiume Rosso" rivelava già una velata fragilità, si evince che Ang Lee ha scoperto l'acqua calda e che tanto clamore appare ingiustificato. Capita che certe pellicole siano sopravvalutate. John Wayne e Clint Eastwood non hanno nulla da temere.
Paola Daniela Orlandini
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