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A HISTORY OF VIOLENCE
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: David Cronenberg
Sceneggiatura: Josh Olson
Fotografia: Peter Suschitzky
Scenografia: Carol Spier
Costumi: Denise Cronenberg
Musica: Howard Shore
Montaggio: Ronald Sanders
Prodotto da: Chris Bender, JC Spink
(USA; 2005)
Durata: 97’
Distribuzione cinematografica: 01 Distribution
PERSONAGGI E INTERPRETI
Tom Stall: Viggo Mortensen
Edie Stall: Maria Bello
Carl Fogarty: Ed Harris
Jack Stall: William Hurt
Sceriffo Carney: Ashton Holmes
Sposato con due figli, Tom Stall gestisce un ristorante nella serena cittadina di Mibrook, nell’Indiana, dove conduce un’esistenza tranquilla. D’un tratto, dopo aver sventato una rapina nel suo locale uccidendo due sanguinari banditi, la sua vita cambia radicalmente. Dapprima viene accolto dalla folla come un eroe ma, trascorsi alcuni giorni, alla sua notorietà si contrappone un’imprevista minaccia: un misterioso gangster lo scambia per un'altra persona, mettendo a rischio la sua sopravvivenza e quella dei suoi cari.
A tre anni dalle alienazioni di “Spider”, il poliedrico David Cronenberg torna con un gangster movie ambiguo e spiazzante, esemplare modello di raffinatezza stilistica e di solidità strutturale. Come nel precedente, la schizofrenia costituisce il nodo centrale dell’intreccio, ma in una misura meno enfatica; più agile, forse, di qualunque altro script il regista abbia mai portato sullo schermo. A differire dagli stilemi del suo cinema sono tanto la storia, sviluppata lungo semplici linee, che il montaggio ad opera di Ronald Sanders (con Cronenberg dal 1979), dinamico ed elaborato per sottrazione, al tempo stesso accurato nell’articolare la suspense. Ottemperando alla semplicità, anche il cineasta accorda la sua mano su registri per egli inusuali: pur sempre caratterizzata da una distintiva predilezione per il piano sequenza e per inquadrature trasversali, la regia traspare sobria e a tratti persino classica, limpida nella stesura di ogni scena. Resta medesimo, invece, il suo complesso rapporto con una realtà che intorbida la coscienza degli individui, sfuggente al loro sguardo irretito dalla routine. Nel suo spazio percettivo, dove il cinema è metafora dell’esperienza umana, tutto è per ciò che appare fin quando l’equilibrio non si sovverte, generando nuove simmetrie che prendono il posto del mondo conosciuto. Come animali, gli uomini subiscono le regole dell’adattamento.
Ottima l’esecuzione e altresì ottimo il cast, a cominciare dal protagonista. Viggo Mortensen riesce infatti ad offrire una performance controllata e mai sopra le righe, in accordo con le contraddizioni del suo personaggio. Viceversa assai grotteschi, Ed Harris e William Hurt irrompono nella trama con due maschere di follia che entrano in antitesi con la pacatezza di Tom, pur senza nuocere al rigore della struttura. Un grande David Cronenberg, attento a cambiare pelle rimanendo se stesso.
Francesco Russo
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