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Numero 72 - Novembre / 2005

   

I film del mese

 
   
 
 
 

Intervista a Robin Williams

THE BIG WHITE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Mark Mylod
Sceneggiatura: Collin Friesen
Fotografia: James Glennon
Scenografia:Jon Billington
Costumi: Daren Snowe
Musica: Mark Mothersbaugh
Montaggio: Julie Monroe
(USA, 2005)
Prodotto da: Chris Roberts, Christopher Eberts, Kia Jam
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Paul: Robin Williams
Margaret : Holly Hunter
Ted: Giovanni Ribisi
Gary: Tim Blake Nelson
Jimbo: W. Earl Brown
Raymond: Woody Harrelson
Tiffany: Alison Lohman
Cam: William Merasty

Nel bianco totale di una strada innevata, una donna in pigiama corre fino al cartello che segna il confine territoriale dell’Alaska. Poco dopo è a terra e un poliziotto di passaggio la raccoglie. Come d’abitudine, telefona al marito Paul e lo avverte che sta per riportargli la moglie. Paul Barnell è titolare di un’agenzia di viaggi in evidente stato fallimentare. La moglie Margaret sembra soffrire di una malattia mentale con sintomi altalenanti e dissimili. Paul decide di rivolgersi all’assicurazione per riscuotere la polizza del fratello Raymond, scomparso senza lasciare traccia, da ormai cinque anni. Ma gli anni non sono sufficienti a dichiararlo morto e l’agente Ted Watters piuttosto che mandare in pagamento una polizza si farebbe ammazzare. Ci vuole un cadavere che attesti il fatto e Paul si imbatte proprio in un corpo gettato in un cassonetto e decide di approfittarne.

“Ogni luogo su questa terra può essere bellissimo o infernale, a seconda della persona con la quale ci vivi” Collin Freisen, sceneggiatore di “The big white” sostiene che questa dovrebbe essere la “lezione” del suo film. Freisen ha avuto l’idea quando viveva ancora nella gelida Winnepeg, dove parte del film è ambientato e dove egli stesso è nato e cresciuto. Il punto di partenza di questa storia surreale e a tratti raccapricciante nasce da una realtà piuttosto concreta: l’essere intrappolati in un luogo pur avendo a portata di mano tutti i mezzi per andarsene. Tutti i personaggi del film tentano di andare via, di svoltare in qualche modo una vita che vorrebbero diversa. Il bianco accecante e totale assorbe le forme di ciascuno di loro e sembra appannare ancora di più ogni pensiero. E’ un paesaggio di impasse totale, bellissimo e estremamente crudele. Il bianco avvolge, ovatta e contribuisce a perdere il senso dell’orientamento, basta girarsi un attimo e le linee della terra sono cambiate, non si sa più dove ci si trovava un attimo prima. Il protagonista della vicenda si trova esattamente così: spaesato e straniato, da un mondo che sembra respingerlo continuamente e forzarlo a fare cose contrarie alla propria natura.

Nell’umorismo nero, che proviene dal genere cinematografico creato dai fratelli Coen, c’è sempre qualcosa di irritante e doloroso e in questo film più che in altri. Si tratta della frustrazione di un personaggio, ben scritto e interpretato magistralmente da Robin Williams, che rappresenta sullo schermo cose difficili da accettare. Paul è un uomo buono, fin troppo a modo, misurato, tranquillo, eppure la vita lo porta a paradossali gesti di disperazione. Una disperazione sempre inadeguata e scomposta, che affastella errori su errori, che lo sbalestra sempre più lontano dal punto d’arrivo, come una freccia scagliata male. E’ l’essere inadeguato e imperfetto il dramma di ogni uomo così, e di molti esseri simili a lui. Di Margaret ammalata contro la sua volontà oppure desiderosa di essere malata, per non dover affrontare la vita, di Ted perfetto di una perfezione schizofrenica e quasi diabolica, persino di Gary e Jimbo, improbabili sicari che ricordano molto l’indimenticabile coppia Hurt - Reeves in “T’amerò fino ad ammazzarti” di Kasdan. Il film è una commedia spassosa e divertente, con qualche esagerazione di gusto macabro, e un bel happy end favolistico. Ma è anche una parabola dolce amara sulla vita quotidiana e tutte le difficoltà che essa comporta e una metafora visiva dell’animo umano.

Danila Filippone