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LA TIGRE E LA NEVE
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Roberto Benigni
Sceneggiatura: Vincenzo Cerami, Roberto Benigni
Fotografia: Fabio Cianchetti
Scenografia: Maurizio Sabatini
Costumi: Louise Stjernsward
Musica: Tom Waits, Nicola Piovani
Montaggio: Massimo Fiocchi
Prodotto da: Nicoletta Braschi per Melampo
(Italia, 2005)
Durata: 118'
Distribuzione cinematografica: 01 Distribution
PERSONAGGI E INTERPRETI
Attilio De Giovanni: Roberto Benigni
Vittoria: Nicoletta Braschi
Fuad: Jean Reno
Attilio è un poeta, ed è innamorato. La donna dei suoi sogni, Vittoria, gli appare puntualmente tutte le notti, vestita di bianco, pronta a sposarlo, mentre gli recita i versi dei più grandi poeti, e, soprattutto, gli dice “ti amo, voglio fare l’amore con te qui, adesso”, frasi che alle sue orecchie suonano davvero sublimi, davanti a invitati illustri come Ungaretti, Yourcenar, Montale, Borges.
Nella realtà, invece, è Attilio ad appostarsi nei luoghi frequentati da Vittoria, che fa la scrittrice: a una mostra, alla presentazione di un libro, per strapparle un saluto, un sorriso che lei raramente gli concede. E’ il marzo 2003, Vittoria sta scrivendo la biografia di Fuad, il più grande poeta iracheno vivente (Jean Reno), caro amico di Attilio, che, allo scoppiare della guerra in Iraq, sente il dovere di tornare in patria. Lei lo segue per finire il libro e rimane schiacciata sotto un palazzo crollato in un bombardamento. Alla notizia che Vittoria è moribonda, in coma in un ospedale di Baghdad, Attilio, armato di tutto il suo amore e del suo folle coraggio, riesce ad andare in Iraq quando tutti gli aeroporti sono chiusi e gli aerei bloccati, nel pieno della guerra, e riesce a procurarsi le medicine, a portare il sorriso e la bellezza in un ospedale fatiscente alla fine del mondo, a far abbassare i fucili ai soldati del check point.
Tutto perché è innamorato, “ma proprio innamorato da sconvolgere il mondo”, come sintetizza Benigni, che ha voluto fare un film sulla forza eversiva del sentimento. Un film che colpisce al cuore, un discorso contro la guerra più pericoloso e più forte perché “squarcia e spacca”. Non a caso si dice ‘mi ha spaccato il cuore’ e non ‘mi ha spaccato la testa’.
Missione compiuta, perché il finale fa piangere davvero e perché la vitalità di quell’ometto, poeta di professione, che parla con un cammello, con un generale e con un alchimista allo stesso modo, con la comicità innata di uno Charlot e la forza di un amore disperato, “distrae e commuove”. Ed è proprio questo l’intento dichiarato del film.
E’ inevitabile, però, il paragone con “La vita è bella” in cui quella tensione emotiva, quell’ equilibrio tra dramma lacerante e riso comico era ancora più convincente. Forse perché qui non c’è il bambino, con la sua delicatezza, con quel viso furbo, a interagire con un Benigni sempre bravissimo, ma solo la donna dei suoi sogni, una protagonista che lui voleva “elegante, severa, misteriosa e dolcissima”, che rappresenta l’amore per Benigni da sempre, ma non arriva al cuore del pubblico.
Ottima prova d’attore per Jean Reno che, con l’intensità di uno sguardo alzato verso il cielo stellato di Baghdad, racchiude tutta la sensibilità e la disperazione dei poeti, degli animi sensibili, che non riescono a sopportare la volgarità della guerra.
Katia Nobbio
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