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Numero 68 - Giugno / 2005

   

I film del mese

 
   
 
 
 



LA SAMARITANA (HWAL)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Kim Ki-duk
Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Fotografia: Sun Sang-Jae
Scenografia: Kim Ki-duk
Costumi: Lim Seung-Hee
Musica: Park Ji
Montaggio: Kim Ki-duk
Prodotto da: Kim ki-duk.
(Corea, 2004))
Durata: 95'
Distribuzione cinematografica: Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jae-Young: Lee Uhl
Yeo-Jin: Kwak Ji-min
Jae-Young: Seo Ming-jung

Scoperto in Europa con “L’isola” (2000) grazie alla Mostra di Venezia, il coreano Kim Ki-duk è dipoi diventato una presenza pressoché costante ai festival. Non particolarmente amato in patria, il regista è invece assai apprezzato da noi per l’eleganza figurativa delle sue pellicole (ha studiato arte a Parigi, prima di dedicarsi al cinema), la singolarità dei temi ed i non meno personali modi d’esprimerli. Dopo i toni bizzarramente favolistici del precedente “Ferro 3”, “La samaritana” - premiato con l’Orso d’argento a Berlino - si sposta su un versante più nettamente drammatico, mantenendo caratteri di peculiarità che ne fanno un’opera interessante, pur se meno riuscita delle precedenti.

Di scena sono due giovanissime studentesse, Jae-Young e Yeo-Jin, che, desiderose di metter insieme dei quattrini per una vacanza in Europa, hanno dato vita ad un insolito sodalizio: la prima si prostituisce, la seconda - la “samaritana” del titolo – le fa da manager selezionando i clienti ed assicurandosi che venga pagata. Un giorno, la polizia fa irruzione nell’alberghetto dove Jae-Young si concede: nel tentativo di fuggire, la ragazza si getta dalla finestra, riportando delle lesioni che la condurranno alla morte. Da quel momento, Yeo-Jin va a letto con i clienti dell’amica scomparsa, non accettando pagamento ed anzi restituendo loro i soldi che avevano dato in precedenza. Ma suo padre, investigatore della polizia, scopre l’attività della figlia ed impartisce agli uomini che ella incontra delle lezioni sempre più dure, fino ad arrivare a ucciderne uno…

Orchestrato con sapienza attorno alle tematiche della colpa e della redenzione, “La samaritana” ha un andamento divagante, scosso da accelerazioni brutali che lasciano il segno (la caduta di Jae-Young dalla finestra, l’omicidio nell’orinatoio, il sogno di morte in prefinale): ed è bella la conclusione, con il pellegrinaggio in cui il padre accompagna la figlia sulla tomba della madre. Qualche inverosimiglianza ed una non impeccabile compattezza narrativa gravano sul risultato, ma l’occhio di Ki-duk è talmente penetrante ed originale che gli si perdonano volentieri le citate manchevolezze.

Francesco Troiano