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Numero 67 - Maggio / 2005

   

I film del mese

 
   
 
 
 



QUANDO SEI NATO NON PUOI PIÙ NASCONDERTI

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Marco Tullio Giordana
Soggetto: liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Maria Pace Ottieri
Sceneggiatura: Marco Tullio Giordana, Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Fotografia: Roberto Forza
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Maria Rita Barbera
Montaggio: Roberto Missiroli
Prodotto da: Riccardo Tozzi, Marco Chimenz, Giovanni Stabilini per Cattleya, Raicinema, Babe, Once You Are Born Films
(Italia, 2005)
Durata: 115'
Distribuzione cinematografica: 01 Distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

Sandro: Matteo Gadola
Alina: Ester Hazan
Radu: Vlad Alexandru Toma
Bruno: Alessio Boni
Lucia: Michela Cescon
Popi: Rodolfo Corsato
Padre Celso: Andrea Tidona
Soki: Emmanuel Dabone
Con la partecipazione di Adriana Asti

Cronaca di un'amicizia adolescenziale. In concorso al 58° Festival di Cannes, il nuovo film di Marco Tullio Giordana è una storia di formazione protesa verso la docufiction.

Sandro, teenager di famiglia benestante, abituato alla vita agiata da piccolo industriale di provincia, durante una vacanza in barca con il padre, cade fuori bordo senza che il genitore se ne accorga. Dopo alcune ore nell'acqua fredda, stremato, sta per essere inghiottito dai flutti quando viene tratto in salvo dallo scafista di una bagnarola carica di clandestini in rotta verso le coste italiane. Così Sandro, che si finge un povero curdo per non essere sequestrato in vista di un riscatto, si ritrova suo malgrado a condividere le sorti dei clandestini. Sullo scafo stringe amicizia con due sedicenti fratelli rumeni, Radu e Alina, affascinante ragazzina dagli occhi tristi. Intercettati dalla guardia costiera, vengono condotti in un centro di accoglienza, dove Sandro rivela la propria vera identità alle autorità. I genitori, che ormai lo credevano morto, si precipitano a riprenderlo. Sandro, sempre più affezionato ai suoi nuovi amici, propone a mamma e papà di adottarli. Ma i giovani rumeni, più per disperazione che per ingratitudine, svaligiano la casa dei genitori di Sandro e fuggono a Milano. Quando finalmente Sandro riesce a rintracciare Alina, lo attende un'amara sorpresa. La sua fiduciosa visione del mondo, retaggio dell'infanzia che si è appena lasciato alle spalle, lascia il posto al disincanto.

Nessun lieto fine. Se c'è, rimane solo uno degli ipotetici finali di un testo aperto. Conclusione appropriata per un film che oscilla fra il reportage drammatico e l'ironico spaccato sociale, il pathos e il sorriso che suscita l'ingenuità adolescenziale. Sandro non annega, però le convinzioni e le certezze della sua giovinezza vanno a picco in fondo al mare della menzogna, dello sfruttamento, delle norme ipocrite, dello squallore. In fondo allo sguardo vuoto della piccola Alina.

Il ritmo del film è un po' incostante, talvolta la regia potrebbe funzionare per un tv-movie, ma i giovani interpreti - Matteo Gadola soprattutto, ma anche Ester Hazan - sono davvero bravi, riescono a commuovere eppure rimangono spontanei. Da apprezzare anche l'impegno sociale della pellicola, che non raggiunge il realismo rigoroso e sferzante di "Cose di questo mondo" di Winterbottom, Orso d'oro a Berlino, che a suo tempo aveva trattato temi analoghi. Ma rivendica la dignità di tanti emigranti, l'innocenza dell'infanzia e spinge a riflettere, a interrogarsi, senza forzare la mano.

Paola Daniela Orlandini