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Numero 67 - Maggio / 2005

   

I film del mese

 
   
 
 
 

Intervista a Ridley Scott

LE CROCIATE (KINGDOM OF HEAVEN)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: William Monahan
Fotografia: John Mathieson
Scenografia: Arthur Max
Costumi: Janty Yates
Musica: Harry Gregson-Williams
Montaggio: Dody Dorn
(USA, 2005)
Prodotto da: Ridley Scott
Durata: 147’
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Balian: Orlando Bloom
Sibylla: Eva Green
Tiberias: Jeremy Irons
Godfrey: Liam Neeson
Saladino: Ghassan Massoud

Baliano, un maniscalco francese che ha perduto la fede dopo la morte della moglie, riceve un giorno la visita di un grande cavaliere, Goffredo di Ibelin. Questi, dopo avergli rivelato di essere suo padre, lo invita ad unirsi ai crociati per seguire il suo destino e lo spinge in terra santa dove, a Gerusalemme, la tensione tra cristiani e mussulmani è insostenibile. La città è governata dal nobile Balduino IV che, coadiuvato dal consigliere Tiberias e dalla moderazione del guerriero mussulmano Saladino, riesce ancora a conservare la pace. Ma il fanatismo, l’avidità e la gelosia tra i Crociati minacciano di porre fine alla tregua, mentre il sovrano è consumato dalla lebbra. Per proteggerne gli ideali, Goffredo passa la sua spada al figlio, imponendogli il sacro giuramento di proteggere gli indifesi e lavorare per il raggiungimento dell’armonia tra le diverse religioni, affinché il regno dei cieli prosperi anche sulla terra.

Dopo i risultati deludenti di Troy, King Arthur e Alexander, Le crociate era atteso al varco dalla stampa specializzata. Il genere peplum, dopo il grande successo de Il gladiatore, sembrava avere perso smalto e il ritorno di Ridley Scott (Alien, Blade Runner) al medesimo genere che gli fruttò l’Oscar nel 2000 aveva suscitato più di una perplessità. Il soggetto, in un’epoca così turbolenta, segnata dal terrorismo e dalla guerra in Iraq, non sembrava molto propizio e le malelingue avevano predetto che la pellicola avrebbe alimentato accese polemiche, soprattutto tra gli islamici.
Invece il maggior pregio de Le crociate risiede proprio nell’equilibrio con il quale lo sceneggiatore William Monahan ha affrontato il tema spinoso, evidenziando ogni lato del problema. Non sta a noi giudicare l’affidabilità scientifica dei fatti, ma è certo che lo spettatore non potrà non apprezzare l’assenza di manicheismo e di schematismi precostituiti.
I cattolici vengono descritti nelle loro contraddizioni: da una parte coloro che pensano che la convivenza pacifica coi mussulmani sia possibile, dall’altra i Templari, che invece cercano a tutti i costi lo scontro, certi nel loro cieco dogmatismo di essere dalla parte della ragione.
Nei mussulmani prevale al contrario il senso di moderazione, incarnato dalla figura del Saladino, costretto, suo malgrado, ad andare in guerra e descritto come una persona dotata di grande saggezza.
La parte meno convincente della sceneggiatura è quella che descrive le gesta di Baliano: in particolare la sua storia d’amore con Sibylla risulta poco strutturata.

Ridley Scott dirige con mano esperta: la sua messa in scena è esotica, mistica ed epica. L’assedio di Gerusalemme da parte dei mussulmani, che occupa tutta la terza parte, è un pezzo di grande cinema che lascia spazio agli attori e alle coreografie di migliaia di comparse (vere), prediligendole ai noiosi effetti in CGI, utilizzati solo per gli sfondi.
Splendida la fotografia di John Mathieson, che passa dal livido blu della parte iniziale in Europa ad uno scintillante oro delle sequenze in Medio Oriente, mentre la musica di Harri Gregson-Williams è composta in prevalenza da austeri canti gregoriani.

In un copione che concentra maggiormente le proprie attenzioni sugli intrighi di palazzo spiccano le interpretazioni di comprimari di razza. In particolar modo quella del roccioso Liam Neeson nella parte di Goffredo, di Jeremy Irons nei panni di Tiberias e del siriano Ghassan Massoud in quelli del Saladino. Un plauso particolare va a Edward Norton che, nelle vesti del Re Balduino IV, si presta coraggiosamente ad un ruolo basato solo sulla propria voce.
In questo parterre di grandi interpreti il giovane Orlando Bloom, per citare un critico americano, fa la figura del pony in mezzo a tanti stalloni. Esageratamente torvo si aggira pensieroso per tutto il film senza possedere il carisma di Russel Crowe.
Ciò nonostante Le crociate è un magnifico spettacolo, meno coeso de Il Gladiatore, ma altrettanto epico ed emozionante.

Maurizio Imbriale