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Numero 66 - Aprile / 2005

   

I film del mese

 
   
 
 
 



SUPER SIZE ME

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Morgan Spurlock
Fotografia: Scott Ambrozy
Musica: Steve Horowitz, Michael Parrish, Doug Ray
Montaggio: Stela Guergieva, Julie Bob Lombardi
Prodotto da: J.R. Morley, Dave Pederson, Morgan Spurlock, Heater M. Winters
(USA, 2004)
Durata: 98’
Distribuzione cinematografica: Fandango

PERSONAGGI E INTERPRETI

Morgan Spurlock
Bridget Bennett
Jared Fogel
Dr. Lisa Ganjhu
Don Gorske
Dr. Daryl Isaacs
Dr. David Satcher
Dr. Stephen Siegel

Gli Stati Uniti, per opinione comune patria dell’eccesso, hanno raggiunto negli ultimi vent’anni della loro parabola evolutiva un ulteriore tristissimo primato: l’obesità. Il 37% degli americani è obeso: 400.000 statunitensi l’anno muoiono di malattie correlate all’obesità, e le diete adottate dai singoli individui così come, peggio ancora, dalle mense scolastiche, sembrano non voler invertire questo trend. Ma il maggiore responsabile di questa catastrofe, sebbene qualche sagace nutrizionista americano abbia cercato di attribuirne la colpa alle diete nostrane, è il tentacolare impero dei fast food, tra i quali primeggia McDonald’s, che offre a buon mercato cibo veloce dal dubbio gusto e dall’altissimo contenuto tossico: carboidrati, grassi saturi e colesterolo per tutti. Tra quel 63% di americani sani e ben nutriti ce n’è uno che ha deciso di esporre i veri colpevoli al pubblico ludibrio: è Morgan Spurlock, produttore, regista e cavia-protagonista di un documentario che, pur non avendo la lucidità di un documento scientifico, è una inconfutabile prova empirica degli effetti collaterali di una Mc-dieta: che consiste nel mangiare, per 30 giorni consecutivi, soltanto in ristoranti della catena, a colazione, a pranzo e a cena, consumando fino all’ultima patatina. Sotto stretto controllo medico, naturalmente.

C’è, ovviamente, dell’altro: il sacrificio del giovane Spurlock alla comunità scientifica (del quale non sveleremo gli esiti, giusto per non rovinarvi la sorpresa) si accompagna ad un’attenta e documentata analisi della cultura del fast-food, e di come questa, attraverso capillari campagne pubblicitarie destinate soprattutto ai bambini, sia irrimediabilmente radicata nella formazione dei più giovani, nelle loro scuole, per nulla osteggiata dalla poverissima campagna sull’alimentazione a carico delle casse statali. I bambini intervistati dal regista, del resto, riconoscono senza incertezze il clown Ronald McDonald, mentre esitano ad identificare George Washington o Gesù: fatto che, oltre che dirla lunga sul sistema scolastico americano, da solo basterebbe come unica argomentazione del film.

Super-size me è un documentario ben confezionato, che deve molta della sua ispirazione alle indagini di Michael Moore ma che non ne condivide la spinta polemica, riuscendo a mantenere un registro leggero e digeribile – è il caso di dirlo – nonostante la gravità delle argomentazioni trattate. Formula che sembra funzionare: McDonald’s, dopo l’uscita del film, inventa menu a base di insalata e ritira i “super-size” dai suoi ristoranti…

Luisa Ferrari