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Numero 65 - Gennaio / 1995

   

I film del mese

 
   
 
 
 



LA VITA E' UN MIRACOLO (KAD JE ZIVOT BIO CUDO)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Emir Kusturica
Sceneggiatura: Ranko Bozic, Gordan Mihic
Fotografia: Michel Amathieu
Musiche: Emir Kusturica, Dejan Sparavalo
Montaggio: Svetolik Mica Zajc
Scenografia: Milenko Jeremic
Costumi: Zora Popovic
(Repubblica Yugoslava, Francia 2004)
Durata: 154'
Prodotto da: Les Films Alain Sarde, Cabiria Films, France 2 Cinema, Studiocanal
Distribuzione cinematografica: Fandango

PERSONAGGI E INTERPRETI

Luka: Slavko Stimac
Sabaha: Natasa Solak
Jadranka: Vesna Trivalic
Milos: Vuk Kostic

Luka è un ingegnere di Belgrado, ha 50 anni; alla vigilia della guerra, nel 1992, si trasferisce in un piccolo villaggio bosniaco dell’entroterra con il compito di progettare e costruire una ferrovia, sognando di poter garantire lo sviluppo turistico e commerciale della zona. Sono con lui sua moglie Jadranka, ex cantante lirica impazzita per un’allergia alla polvere, e il loro figlio Milos, che fa il calciatore e aspira a giocare con il Partizan di Belgrado. Nonostante il suo ottimismo, Luka è costretto a fare i conti con lo scoppio di una guerra che non vuole vedere. Approfittando della confusione, la moglie fugge con un musicista ungherese, mentre il figlio viene chiamato al fronte e fatto presto prigioniero. Le bombe esplodono, i cecchini sparano, i soldati si massacrano e Luka continua a costruire la ferrovia, in attesa di qualche miglioramento, di qualche novità. E qualcosa arriva: si chiama Sabaha, è una giovane musulmana, un’infermiera che i soldati gli danno da sorvegliare in vista di un possibile scambio di prigionieri: consegnandola al momento giusto, potrà riavere suo figlio. Ma Sabaha è una ragazza giovane, dolce e bella e Luka se ne innamora.

L’amore: questo è il tema principale di La vita è un miracolo, che, non a caso, rende omaggio, nel titolo, a La vita è una cosa meravigliosa di Frank Capra. La vitalità dell’amore, l’amore che lega due “nemici” involontari, che supera le trincee con la potenza di un’immagine: dentro una capanna, in mezzo alla neve Luka e Sabaha si amano e il loro letto si alza, sfonda il tetto, vola nel cielo con i due amanti abbracciati. L’amore di chi piange, come l’asina innamorata che cerca la morte sulle rotaie, immobile in attesa di un treno, perché a volte è più difficile vivere che morire. Sullo sfondo la guerra, in cui nessuno ha torto e nessuno ha ragione, raccontata dalla tv americana, lontana anni luce dalla comprensione del conflitto dell’ex Jugoslavia, e sbeffeggiata da Milos che risponde alle zelanti domande di una cronista della Cnn con una pernacchia; la guerra che trasforma una partita di calcio in un feroce scontro etnico (come accadde nella trasferta a Belgrado della Dinamo Zagabria croata); la guerra degli ufficiali che, con il telefono satellitare dell’esercito, chiamano le linee erotiche per dar sfogo ai propri bassi istinti.

Kusturica mette in scena, con il suo stile eccessivo e travolgente, un inno alla vita attraverso una storia d'amore impossibile alla Romeo e Giulietta, realmente accaduta: "E' stato un serbo che viveva in Bosnia e che oggi si è trasferito a Tolosa ad avermi raccontato la sua storia, una esperienza reale di vita vissuta durante la guerra iniziata nel '92" ha affermato il regista alla presentazione del film a Cannes "poi ho pensato alla vicenda per un lungo periodo di tempo e, forse, questa distanza mi ha aiutato ad alleggerire il film dall'ideologia e dai metodi fasulli che i media hanno tenuto nel riportare al pubblico di tutto il mondo la guerra in Bosnia".
Impossibile non lasciarsi trascinare dalla forza delle immagini, ora di una poesia straordinaria, ora di una comicità irresistibile, che restituiscono la bellezza di un paesaggio, la potenza di una passione, la vitalità di uomini, donne, gatti, galline, cani, oche, orsi, muli... anche se nelle due ore e mezzo di proiezione si avverte la stanchezza.

Katia Nobbio