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Numero 62 - Dicembre / 2004

   

I film del mese

 
   
 
 
 

Intervista a Woody Allen

MELINDA E MELINDA (MELINDA AND MELINDA)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Fotografia: Vilmos Zsigmond
Scenografia: Santo Loquasto
Costumi: Judy Ruskin Howell
Montaggio: Alisa Sepselter
Prodotto da: Fox/Perdido
(Usa, 2004)
Durata: 99'
Distribuzione cinematografica: Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

Melinda: Radha Mitchell
Hobie: Will Ferrell
Ellis: Chiwetel Ejiofor
Laurel: Chloe Sevigny

In una serata di pioggia, quattro intellettuali newyorkesi sono fuori a cena e discutono dei rapporti tra vita ed arte. Ad un certo punto, viene introdotta la storia d’una certa Melinda, che gli scrittori Max e Sy immaginano di sviluppare, rispettivamente, in chiave di commedia o di dramma. I personaggi delle due vicende sono più o meno gli stessi, a cominciare dalla protagonista; diversa è, però, l’ottica con cui quest’ultima si pone di fronte alle cose, determinando in tal modo reazioni e risultati differenti. Il senso finale dei racconti è che non esistono verità ultime e sguardi giusti o sbagliati sull’esistenza; l’unica cosa da ricordare è che essa è breve e che, sino a quando possiamo fruirne, conviene godersela senza eccedere in retropensieri.

Dal breve riassunto di cui sopra, risulterà evidente a chi ci legge che l’ultima fatica di Woody Allen, “Melinda e Melinda”, presenta una campionatura esaustiva di molte delle tematiche del regista: la fragilità dell’amore, la spinta ineliminabile all’infedeltà coniugale, l’incapacità di comunicare, la necessità di non prendersi troppo sul serio. Il guaio è che il film sembra ridursi davvero solamente a questo: un catalogo di temi ed ossessioni ricorrenti dell’autore, già espresse dal medesimo in maniera più compiuta ed esauriente in passato. Pure nella forma cinematografica, basata sull’abusato espediente del duplice binario serio e brillante, Allen sembra fare un passo indietro: in alcune delle sue pellicole migliori (si pensi a “Crimini e misfatti”, ad esempio), egli era riuscito a trovare il perfetto punto di fusione tra commedia e tragedia, laddove ora le cose vengono - sia pur per gioco - nuovamente scisse.

L’impressione è che, dopo tante opere straordinarie, anche un cineasta così felicemente prolifico sia un po’ a corto d’ossigeno: in particolare, nella parte “seria” di “Melinda e Melinda” tornano i cechovismi di maniera di uno dei suoi titoli meno validi, “Settembre”; laddove nel versante scherzoso - dominato da un Will Ferrell che goffamente woodyalleneggia nella gestualità come nelle battute – s’intona una sofferta sinfonia d’impotenza sulle piste di “Io e Annie” o “Manhattan”. La validità dei contributi tecnici, il gusto impeccabile, la cura formale non bastano, stavolta, a cancellare un certo sentore di déjà-vu che promana da ogni inquadratura.
Nel composito cast, più che l’australiana Radha Mitchell (già vista in “Phone Booth” e nel recente “Man on Fire”), corretta ma anodina, spicca per intensità Chloe Sevigny: fattasi notare in “Dogville”, “Party Monster”, “Shattered Glass”, ha un talento espressivo davvero non comune, che la candida ad un interessante futuro.

Francesco Troiano