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Numero 61 - Novembre / 2004

   

I film del mese

 
   
 
 
 



AGENTS SECRETS

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Frederic Schoendoerffer
Sceneggiatura: Frederic Schoendoerffer, Olivier Douyere
Fotografia: Jean Pierre Sauvaire
Scenografia: Baptiste Poirot
Costumi: Virginie Montel
Musica: Bruno Coulais
Montaggio: Irene Blecua
Durata 109'
(Francia, Spagna 2004)
Prodotto da: La Chauve Souris
Distribuito da: Medusa film

PERSONAGGI E INTERPRETI

Brisseau: Vincent Cassel
Lisa: Monica Bellucci
Colonnello Grasset: Andrè Dussolier
Eugene: Charles Berling
Loic: Ludovic Schoendoerffer
Raymond:Sergio Peris Menchetta
Uomo magro in borghese: Bruno Todeschini

Un uomo scende da un traghetto con aria circospetta, si sente inseguito, cammina a passo svelto, si ferma e ingoia un microchip. Appena in strada una macchina lo blocca, due uomini lo trascinano. In aperta campagna l’uomo riesce a scappare, corre, ma è tutto inutile, i due lo finiscono.
L’uomo era un agente segreto, così come il capitano Georges Brisseau e i tre agenti Lisa, Raimond e Loic. I quattro appartengono alla DGSE e ricevono un incarico di sabotaggio in Marocco. Forse la missione nasconde qualcosa, ma gli agenti devono eseguire e basta, senza fare domande. Si preparano accuratamente e partono…

Frederic Schoendoerffer è un regista meticoloso e, per sua stessa ammissione, maniaco delle ricerche e dei particolari. Lo aveva già dimostrato in “Scenes de crimes” del 2000, racconto dettagliato di un’indagine svolta dalla SRPJ per rintracciare un serial killer.
In questo raffinato thriller, che si stenta a riconoscere nella definizione di genere, la caratteristica più evidente è proprio la cura dei particolari minuziosi. La finzione è fedele alla realtà nelle meticolose ricostruzioni delle tecniche usate dai servizi segreti, ma anche nelle sfumature psicologiche dei personaggi. L’azione incalzante e rocambolesca lascia il posto ad una lenta ricostruzione dei fatti, quasi ad un pedinamento degli agenti segreti per svelarne le caratteristiche, i gesti, gli atteggiamenti, le sfumature umane. Ne risulta un film asciutto, ben diretto, esteticamente bello e molto elegante, in un certo senso intellettuale, che però manca di alcuni ingredienti fondamentali del genere. La pellicola è, infatti, penalizzata da un ritmo che stenta a catturare lo spettatore e da un plot piuttosto prevedibile nel quale non esistono colpi di scena, ma soprattutto la tensione rimane sì costante, ma con pochi picchi.

Danila Filippone