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Numero 60 - Ottobre / 2004

   

I film del mese

 
   
 
 
 

Intervista a Pedro Almodovar

LA MALA EDUCACION

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Pedro Almodovar
Sceneggiatura: Pedro Almodovar
Fotografia: José Luis Alcaine
Scenografia: Antxon Gomez
Costumi: Paco Delgado
Musica: Alberto Iglesias
Montaggio: José Salcedo
Prodotto da: Agustin Almodovar.
(Spagna, 2004)
Durata: 103'
Distribuzione cinematografica: Warner Bros

PERSONAGGI E INTERPRETI

Zahara/Angel/Juan: Gael Garcìa Bernal
Enrique Goded: Fele Martinez
Padre Manolo: Daniel Giménez Cacho
Ignacio: Francisco Boira

Madrid, 1980: alla porta di Enrique Goded, giovane regista di successo in cerca di spunti per un nuovo film, bussa una mattina il suo ex-compagno di collegio Ignacio Rodriguez, divenuto un attore di belle speranze col nome d’arte di Angel. Vorrebbe una parte nel prossimo lavoro del suo amico, porta in dono un racconto, “La visita”: vi si parla degli anni di collegio trascorsi assieme da bimbi, della loro reciproca attrazione, della gelosia di Padre Manolo che – follemente infatuato del piccolo Ignacio – finirà per dividerli. Enrique decide di portare sullo schermo quelle pagine, ma non riesce a riconoscere in chi gli si è presentato i tratti una volta tanto amati: compie delle indagini, scoprendo che Ignacio è morto da tre anni e la persona che si spaccia per lui è invece il fratello. Intrigato dalla situazione, decide comunque di non modificare i propri progetti: fa di Angel il suo amante e lo elegge a protagonista della pellicola in lavorazione. Ma la verità è un’altra ancora, e gli verrà infine rivelata dal redivivo Padre Manolo, nel frattempo spretatosi…

Dopo “Tutto su mia madre” e “Parla con lei”, melodrammi di sublime eleganza formale pensati per il grande pubblico, “La mala educacion” sembra segnare per Almodovar un ritorno all’antico: vi si respira un’aria da noir atipico, con al centro un triangolo omosessuale che può ricordar quello dell’ormai lontano “La legge del desiderio” (1987). Ad essere cambiato è lo sguardo: la carica di trasgressione, d’intemperante vitalismo d’un tempo pare ormai essersi chetata per lasciar il posto alla malinconia, a quei primi amari bilanci di un’esistenza che già facevano capolino in “Parla con lei”.

Sotto questo riguardo, “La mala educacion” è una delle opere maggiormente sentite e personali del regista spagnolo, pur se non direttamente autobiografica: le sue pagine più intense sono quelle in cui si rievoca – senza le sottolineature anticlericali delle quali molto s’è favoleggiato, giusto per chiacchiericcio coloristico – l’infanzia nell’istituto religioso, con la voce bianca di Ignacio che intona prima “Moon River” e poi una singolare versione-sacrestia di “Torna a Surriento”. Lo sgomento per i soprusi patiti dai piccoli ospiti è detto a chiare lettere, ma non sta lì il centro della vicenda.
Come in altri titoli almodovariani (“Carne tremula”, “Tacchi a spillo”), alla base di tutto c’è l’amore per il cinema, in primis per il noir americano degli anni ’40 del quale si riprendono atmosfere, stilemi, scenografie: se l’idea di far coesistere vari livelli di narrazione (gli anni del collegio, l’incontro di Enrique ed Angel, la mescolanza tra i personaggi della storia e quelli del film in lavorazione) a volte svela l’artificio e si perde in inutili barocchismi, il disegno di certe figure è tuttavia memorabile ed in linea con l’universo poetico del Nostro (l’autodistruzione di Ignacio, ad esempio, suona ideale proseguimento di quella di Agrado, col quale condivide l’esperienza di giorni amari ed amori infelici, illusioni infrante ed inevitabili sconfitte). L’interpretazione di Gael Garcia Bernal è, semplicemente, straordinaria.

Francesco Troiano