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Numero 68 - Giugno / 2005

   

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I 3 VOLTI DEL TERRORE

Tre giovani, un ragazzo e una ragazza, incontrano sul loro treno un misterioso ipnotista che, attraverso i poteri di una sfera magica, può riportare alla memoria i ricordi nascosti. Vittime di un incantesimo, i protagonisti vengono uno alla volta catapultati nei loro incubi e tormentati da pericolose visioni:


L’anello della luna
Dopo aver trafugato un anello da una tomba etrusca, il ladro cade vittima di una maledizione che lo trasforma in licantropo, spingendolo a compiere orrendi omicidi.


Dr. Lifting
Una ragazza si rivolge ad una clinica di chirurgia plastica, invidiosa di un’amica ed intenzionata ad assomigliarle, ma finisce per sua disgrazia tra le mani di un sanguinario chirurgo.


Il guardiano del lago
Tre amici decidono di trascorrere la notte sulla riva di un lago, tra le cui acque si annida una creatura mostruosa e divoratrice di uomini.


L’horror ha cambiato aspetto, e di questo il cinema italiano sembra aver preso coscienza. Il rapido avvento della tecnologia digitale ha imposto nuovi parametri e nuove forme espressive agli artisti degli effetti speciali, creando un vasto divario tra i disagevoli strumenti della tradizione artigianale e la maggiore versatilità della computer grafica, ormai accettata come assoluta garante della verosimiglianza. Forse anche per l’impossibilità (economica) di superare una simile differenza, in Italia i generi si sono fatti da parte, una tradizione decennale è d’improvviso sfiorita ed i grandi nomi che l’hanno rappresentata – tra cui Sergio Stivaletti – sono stati dimenticati, in primis, dall’industria cinematografica. Ma la trascendentale natura estetica della CGI ha pian piano reso l’horror una macchina incapace di funzionare: il primo piano, che maestri come Lucio Fulci e Dario Argento hanno reinventato per suscitare ribrezzo in lente ed insostenibili descrizioni della morte, non ottiene effetti altrettanto repulsivi se impiegato dalla computer grafica, di fatto non ancora all'altezza di rappresentare la realtà sublimandone i dettagli. Fortunatamente, la consapevolezza di questa anomalia ha favorito la riscoperta del procedimento classico – ne sono testimoni, negli Stati Uniti, i recenti “Wrong turn”, “Jeepers Creepers” e “La maschera di cera” – e dei suoi più illustri portavoce, essenziali affinché il genere possa presto o tardi riappropriarsi della sua identità.

Sergio Stivaletti, classe 1957 e assiduo collaboratore di Dario Argento e Lamberto Bava, coglie il momento e realizza il suo secondo film da regista dopo MDC, curandone anche gli effetti speciali, nel completo controllo di un’opera autarchica che celebra molti e seminali film di culto. Aprono la lista “Le cinque chiavi del terrore” di Freddie Francis e “I tre volti della paura” di Mario Bava, con richiami espliciti nella trama e nella struttura, ma gli omaggi si estendono in diversa misura ad “Un lupo mannaro americano a Londra” di John Landis, “Creepshow” di George A. Romero e “Venerdì 13” di Shawn S. Cunningham, culminando nella consacrazione di Tom Savini, Ray Harryhausen e Rick Baker, suoi durevoli ispiratori. I racconti che compongono “I 3 volti del terrore”, seppure ricalchino i loro modelli fino quasi ad imitarli, acquisiscono infatti uno spessore che va al di là della coerenza narrativa e, attraverso i criteri e l’esperienza di un artigiano di mestiere, riaffermano la centralità dell’impatto visivo nel cinema dell’orrore. Così come appare nelle sue più atroci e violente manifestazioni, la morte torna nel film di Stivaletti a concentrare su di sé tutta l’ansia dell’attesa, la cognizione del fatto che il corso degli eventi porta in primo luogo ad una loro brutale e sgradevole conclusione. In questo, l’artista del make-up ha fatto centro: per ogni mutilazione e per ogni litro di sangue versato, la sua rodata definizione dell’horror spinge ancora il genere ad oltrepassare i limiti dell’immaginazione, osservando l’impegno di scuotere il pubblico, senza trascurare l’implicito e sadico humor che la paura richiede come una conditio sine qua non.

Distribuito da Pulp Video, “I 3 volti del terrore” giunge sul mercato in due diverse edizioni: la prima a DVD singolo, con il film ed alcuni contenuti speciali; la seconda con due dischi supplementari, che includono un maggior numero di extra e la colonna sonora. Le immagini, spesso abbondanti di riprese notturne, conservano una buona definizione dei dettagli, con colori brillanti e fedeli alle caratteristiche della pellicola. La codifica audio in Italiano 5.1 offre un perfetto tappeto acustico alle inquietanti atmosfere, con un continuo apporto dei fronti posteriori alla suggestiva colonna sonora. Tra gli extra, il commento audio del regista e una scena inedite.

Damiano Del Vecchio

Caratteristiche tecniche

Video: 1.85:1, anamorfico
Audio: Italiano Digital 5.1, stereo
Audio extra: inglese presa diretta
Sottotitoli: Italiano, Inglese
Distribuzione: Pulp Video

Contenuti speciali

Edizione a disco singolo
Scena inedita
Trailer italiano
Trailer inglese
Making of Il treno
Commento audio del regista
Fotogallery


Edizione a disco triplo
Disco 2
Scena inedita
Trailer italiano
Trailer inglese
Making of Il treno
Commento audio del regista
Fotogallery
Tre Making of
Effetti speciali
Bloopers ed immagini sul set
Trailers 15’’ e 30’’
Doppiaggio e suono
Disco 3
Colonna sonora originale