THE
HOURS
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Stephen Daldry
Sceneggiatura: David Hare
Fotografia: Seamus McGarvey
Scenografia: Maria Djurkovic
Costumi: Ann Roth
Musica: Philip Glass
Montaggio: Peter Boyle
Prodotto da: Scott Rudin, Robert Fox
(USA, 2002)
Durata: 114’
Distribuzione cinematografica: Buena Vista
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Clarissa
Vaughan: Meryl Streep
Laura Brown: Julianne Moore
Virginia Woolf: Nicole Kidman
Richard: Ed Harris
Kitty: Toni Collette
Julia: Claire Danes




Nel
1925, la scrittrice inglese Virginia Woolf
dà alle stampe uno dei suoi più noti romanzi, “Mrs.Dalloway”, nel
quale si racconta l’esistenza di una signora altoborghese che fa
colazione, acquista dei fiori, si prepara ad un party: sotto traccia,
corre il sottile senso di inutilità che ella percepisce dietro le
proprie azioni. Nel 1998, l’americano Michael
Cunningham rende omaggio a questo straordinario libro col suo
“Le ore”, vincitore di un premio Pulitzer, ove sono raccontati i
destini di tre donne - in periodi diversi del Ventesimo secolo -
collegate in qualche modo a “Mrs.Dalloway”. La prima è proprio
Virginia Woolf, colta nel giorno del 1923 in cui cominciò a scrivere il
testo in questione; la seconda si chiama Laura Brown, è sposata con
prole, negli anni ‘50 vive la propria condizione provando una
spaventosa infelicità (e pensa di suicidarsi proprio leggendo l’opera
della Woolf); infine c’è Clarissa Vaughan, una bisessuale da anni
felicemente unita ad una donna, che - ai giorni nostri - vuol celebrare
con dei festeggiamenti il suo antico amante, un poeta ammalato terminale
di Aids, cui è stato conferito un prestigioso premio letterario.
Adattare
per lo schermo una simile materia era impresa da far tremare i polsi a
qualsiasi cineasta; ha azzardato e vinto in pieno la scommessa Stephen
Daldry (“Billy Elliot”) che, sulla scorta d’una magnifica
sceneggiatura del drammaturgo David
Hare, è riuscito a dar vita ad una pellicola fedele allo spirito
del testo e tuttavia felicemente autonoma, tanto negli sviluppi
narrativi quanto nelle singole scene. Si comincia con il suicidio di
Virginia Woolf, che nel marzo del 1941 si riempì le tasche di sassi,
lasciandosi annegare nell’Ouse, un piccolo fiume limitante la proprietà
di suo marito: dipoi si torna indietro, lungo il cammino delle
protagoniste, in giorni di scelte cruciali per il futuro di
ciascuna.
Non aggiungeremo altro, ché The Hours vive di
un’intensità da tener celata per custodirne la forza: il
senso finale di questo film, ove s’inscenano due suicidi reali ed uno
simulato, è che il crescere - od il vivere - deprivati d’amore
produce esiti devastanti sulle persone, che anche il più grande dolore
o lo spettro della follia possono venir affrontati - almeno
provvisoriamente - se c’è qualcuno a volerci bene, ad incoraggiarci,
a proteggerci persino da noi medesimi.
S’è
detto della scrittura di prim’ordine che presiede al tutto,
dell’accortezza e delle doti registiche: in un lungometraggio di tal
fatta, tuttavia, il capitolo più importante è quello delle
interpretazioni. Giustamente premiate assieme a Berlino, Nicole
Kidman, Julianne Moore e Meryl Streep forniscono virtuosistiche
performance che tuttavia mai s’accostano ai territori del
gigionismo: coltivano la misura, invece, lavorano di sottrazione nelle
scene più esposte (si pensi alle due scene di baci muliebri, a come
felicemente sfuggono a riecheggiamenti grotteschi) e sottolineano certi
impercettibili passaggi con maestria (le espressioni di affetto e
ripulsa per il figlioletto che s’alternano, repentine, sul volto della
Moore). Evitando di slancio le trappole quasi obbligate del “women’s
movie”, il formidabile terzetto costituisce il principale atout della
partita: Daldry arbitra con sorprendente autorevolezza, un occhio al
Griffith di “Intolerance” l’altro al Paul Thomas Anderson di
“Magnolia”, questa impressionante gara di bravura cavandone uno
stoico invito alla resistenza umana, al coraggio di ogni giorno, alla
forza di vivere pur sotto il “Northern Sky” di cui cantò - per
poco, troppo poco tempo - la voce malinconica di Nick Drake.