Anno VIII - Numero 42 - Marzo 2003

I film del mese


THE HOURS

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Stephen Daldry
Sceneggiatura
: David Hare
Fotografia
: Seamus McGarvey
Scenografia
: Maria Djurkovic
Costumi
: Ann Roth
Musica
: Philip Glass
Montaggio
: Peter Boyle
Prodotto da
: Scott Rudin, Robert Fox
(USA, 2002)

Durata
: 114’
Distribuzione cinematografica
: Buena Vista

PERSONAGGI E INTERPRETI

Clarissa Vaughan: Meryl Streep
Laura Brown: Julianne Moore
Virginia Woolf: Nicole Kidman
Richard: Ed Harris
Kitty: Toni Collette
Julia: Claire Danes

Nel 1925, la scrittrice inglese Virginia Woolf dà alle stampe uno dei suoi più noti romanzi, “Mrs.Dalloway”, nel quale si racconta l’esistenza di una signora altoborghese che fa colazione, acquista dei fiori, si prepara ad un party: sotto traccia, corre il sottile senso di inutilità che ella percepisce dietro le proprie azioni. Nel 1998, l’americano Michael Cunningham rende omaggio a questo straordinario libro col suo “Le ore”, vincitore di un premio Pulitzer, ove sono raccontati i destini di tre donne - in periodi diversi del Ventesimo secolo - collegate in qualche modo a “Mrs.Dalloway”. La prima è proprio Virginia Woolf, colta nel giorno del 1923 in cui cominciò a scrivere il testo in questione; la seconda si chiama Laura Brown, è sposata con prole, negli anni ‘50 vive la propria condizione provando una spaventosa infelicità (e pensa di suicidarsi proprio leggendo l’opera della Woolf); infine c’è Clarissa Vaughan, una bisessuale da anni felicemente unita ad una donna, che - ai giorni nostri - vuol celebrare con dei festeggiamenti il suo antico amante, un poeta ammalato terminale di Aids, cui è stato conferito un prestigioso premio letterario. 

Adattare per lo schermo una simile materia era impresa da far tremare i polsi a qualsiasi cineasta; ha azzardato e vinto in pieno la scommessa Stephen Daldry (“Billy Elliot”) che, sulla scorta d’una magnifica sceneggiatura del drammaturgo David Hare, è riuscito a dar vita ad una pellicola fedele allo spirito del testo e tuttavia felicemente autonoma, tanto negli sviluppi narrativi quanto nelle singole scene. Si comincia con il suicidio di Virginia Woolf, che nel marzo del 1941 si riempì le tasche di sassi, lasciandosi annegare nell’Ouse, un piccolo fiume limitante la proprietà di suo marito: dipoi si torna indietro, lungo il cammino delle protagoniste, in giorni di scelte cruciali per il futuro di ciascuna. 
Non aggiungeremo altro, ché The Hours vive di un’intensità da tener celata per custodirne la forza: il senso finale di questo film, ove s’inscenano due suicidi reali ed uno simulato, è che il crescere - od il vivere - deprivati d’amore produce esiti devastanti sulle persone, che anche il più grande dolore o lo spettro della follia possono venir affrontati - almeno provvisoriamente - se c’è qualcuno a volerci bene, ad incoraggiarci, a proteggerci persino da noi medesimi. 

S’è detto della scrittura di prim’ordine che presiede al tutto, dell’accortezza e delle doti registiche: in un lungometraggio di tal fatta, tuttavia, il capitolo più importante è quello delle interpretazioni. Giustamente premiate assieme a Berlino, Nicole Kidman, Julianne Moore e Meryl Streep forniscono virtuosistiche performance che tuttavia mai s’accostano ai territori del gigionismo: coltivano la misura, invece, lavorano di sottrazione nelle scene più esposte (si pensi alle due scene di baci muliebri, a come felicemente sfuggono a riecheggiamenti grotteschi) e sottolineano certi impercettibili passaggi con maestria (le espressioni di affetto e ripulsa per il figlioletto che s’alternano, repentine, sul volto della Moore). Evitando di slancio le trappole quasi obbligate del “women’s movie”, il formidabile terzetto costituisce il principale atout della partita: Daldry arbitra con sorprendente autorevolezza, un occhio al Griffith di “Intolerance” l’altro al Paul Thomas Anderson di “Magnolia”, questa impressionante gara di bravura cavandone uno stoico invito alla resistenza umana, al coraggio di ogni giorno, alla forza di vivere pur sotto il “Northern Sky” di cui cantò - per poco, troppo poco tempo - la voce malinconica di Nick Drake.

Francesco Troiano


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