Anno VIII - Numero 42 - Marzo 2003

I film del mese


LA FINESTRA DI FRONTE

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaFerzan Ozpetek
Sceneggiatura
Gianni Romoli, Ferzan Ozpetek
Fotografia
Gianfilippo Corticelli
Scenografia
Andrea Grisanti
Costumi
Catia Dottori
Musica
Andrea Guerra
Montaggio
Patrizio Marone
Prodotto da
: Tilde Corsi & Gianni Romoli, per R&C Produzioni Srl
(Italia, 2003)

Durata
106'
Distribuzione cinematografica
Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Giovanna: Giovanna Mezzogiorno
Davide: Massimo Girotti
Lorenzo: Raoul Bova
Filippo: Filippo Nigro
Eminè: Serra Yilmaz
Sara: Maria Grazia Bon
Davide giovane: Massimo Poggio  

Giovanna e Filippo sono sposati da nove anni e hanno due bambini. Giovanna, insoddisfatta del proprio lavoro, è contabile in una polleria industriale, mentre Filippo si accontenta di lavoretti a breve termine e non riesce a trovare un impiego fisso e soddisfacente. Tra i bambini e il lavoro, qualche visita all’amica Eminè, Giovanna trascorre infelicemente una vita che immaginava diversa.  Di sera, prima di andare a dormire, per pochi istanti con la luce spenta, fuma e scruta la finestra dell’appartamento di fronte, dove vive un giovane ed attraente sconosciuto. Un giorno Giovanna e Filippo si imbattono in un uomo sconosciuto, perso nel centro di Roma, senza memoria né documenti. Sarà lui, con i suoi strani ricordi che gli si materializzano intorno, a spezzare la rigidità della vita quotidiana di Giovanna, trascinata dal desiderio di cambiamento.

Storia di sentimenti e di emozioni forti, che si ritrovano nella vita di ciascuno, dopo mesi e magari anni di vuoto e di assenza forzata, questo film è un dialogo delicato e amorevole tra personaggi di una verità toccante. L’argomento sembra essere lo stesso di altre pellicole contemporanee (primo fra tutti Muccino) che sgranano sullo schermo le disillusioni di coppie normali, i loro sogni infranti e i loro maldestri tentativi di ottenere dalla vita una nuova possibilità. Eppure nel film di Ozpetek sembra esserci anche molto più di questo groviglio di sentimenti, taciuti e dolorosi. Dal senso sommesso ma penetrante della memoria storica, che quasi riaffiora dal Ghetto e da altri luoghi di una Roma inconsueta e bellissima, al profondo richiamo ad una responsabilità oggi sempre più ignorata e delusa, fino ad arrivare ad una sottile eppure evidente denuncia di malessere (forse anche politico) il film tratta molti temi, a volte ripiegandosi sulla scrittura ed esitando nel montaggio, con  qualche slittamento narrativo. 

La storia di questa coppia in crisi, che sembra aver dimenticato la dolcezza e l’entusiasmo dell’amore di un tempo, commuove e convince, così come l’incontro, misterioso (“ci sono incontri che ti cambiano la vita” sottolinea lo stesso Ozpetek) con un uomo che sembra non avere spazio né tempo e che invece reca su di sé le impronte della follia umana. Ancora una volta, come ne Le fate ignoranti Ozpetek racconta la storia di una donna che si protende in avanti e si guarda da una prospettiva diversa, rimettendo in gioco la propria identità. Non sono un caso i numerosi riferimenti alla confusione di identità, come se tutti potessero cambiare ruolo e iniziare a vivere la vita di un altro e potessero, è proprio il caso di dirlo, vedersi attraverso la finestra di fronte. Giovanna Mezzogiorno, perfettamente a suo agio in questo ruolo di scoperta e di crescita non è mai stata così brava, mentre Massimo Girotti, immagine impietosa della vecchiaia e del dolore, ha regalato al pubblico una superba ultima interpretazione.

Danila Filippone


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