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Distribution
PERSONAGGI E INTERPRETI
Hélène:
Catherine Frot
Paul: Vincent Lindon
Noemie: Rachida Brakni
Mamie: Line Renaud

Paul
e Hélène, giovane coppia borghese, si preparano per uscire a cena, a
mala pena si parlano,completamente assorti nei loro gesti quotidiani.
Una volta in macchina si trovano di fronte ad una disperata richiesta
d’aiuto. Una giovane donna, Malika, inseguita da alcuni uomini batte
sui finestrini, ma Paul e Hélène abbassano la sicura e lasciano che
venga pestata e ridotta in fin di vita. Il giorno dopo l’episodio
sembra dover essere dimenticato ma in realtà Hélène ne è rimasta
sconvolta. Dopo aver cercato la ragazza negli ospedali della città,
decide di prendersene cura. Malika è una prostituta e i suoi aggressori
continuano a minacciarla, ma Hélène le difende in tutti i modi. Quando
Malika si sveglia dal coma, tra lei e Hélène nasce una profonda
amicizia. Hélène nel frattempo lascia il marito e il figlio e
partecipa al piano di Malika per vendicarsi dei suoi aggressori.
Dopo
aver firmato la regia di “Tre uomini e una culla”, una tra le
commedie di maggior successo degli anni ottanta in Francia, e altre
pellicole audaci tra cui “Romuald e Juliette”, Coline
Serreau torna con una storia vagamente surreale. Penalizzato
da una sceneggiatura pasticciata e contorta, che scivola più di una
volta nel ridicolo, vanificandone l’assunto, il
film punta verso la visione di un mondo tutto al femminile.
Le donne della Serreau sono forti, risolute e decisioniste, prese da una
sorta di invasamento vendicativo, riducono gli uomini a tristi
macchiette. Peccato che la psicologia dei personaggi tutti, sia uomini
che donne, sia schiacciata da un numero di azioni superiori alla
tollerabilità di qualsiasi spettatore.
Allo
stesso tempo, pur comprendendo l’idea generale di una coppia di donne
che sovverte l’ordine tristemente naturale delle cose,
l’inverosimiglianza delle situazioni e la continua ripetizione dei
fatti rendono il film a tratti irritante. Mancherebbe solo che Malika
portentosa ex prostituta, paladina, di tutte le donne afflitte da un
maschio oppressore, avesse anche un mantello da super eroina, per
completare il quadro un po’ puerile costruito dalla Serreau intorno
alle sue protagoniste.