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Anno VIII - Numero 42 - Marzo 2003

   

8 MILE

 
   
 
 
 

La recensione del film

Curtis il mestierante

EMINEM SOLTANTO MARSHAL MATHERS

Marshal Mathers III, in arte Eminem, nasce a Kansas City nel 1972 in una famiglia logorata dalle ristrettezze, dimenticato da un padre che lo abbandonò quando ancora aveva sei mesi e accusato dalla madre alcolizzata, con cui si trasferisce a Detroit, di essere causa del suo declino interiore. È storia dell’ordinario malessere suburbano di cui sono colmi “slums”, “projects” e “blocks”, cioè i degradati quartieri di ogni città d’America, afflitti dalle piaghe del crack e dello spaccio di droga. Ogni giorno, tra il caotico tormento di chi lotta per la sopravvivenza nasce un nuovo rapper, molte volte di gran talento, ansioso di testimoniare al mondo tutto il suo rancore. Date queste premesse, descrivere il profilo di un artista Hip Hop focalizzandone l’analisi sulla sua emarginazione e ferocia diviene di fatto obsoleto, poiché, oramai, tali peculiarità riguardano in larga misura il ruolo e le condizioni d’esistenza di tutto questo genere. Eminem stesso confessa nel celebre manifesto “Marshall Mathers: ”vedi io sono/soltanto Marshall Mathers/sono un tipo comune/non capisco perché tanto scalpore intorno a me/a nessuno prima è mai fregato un cazzo/tutto ciò che facevano era evitarmi”. 

Nonostante sembri poca cosa, le prove autentiche dell’unicità di Slim Shady affiorano forse da questo ritornello elementare, che dimostra, in primis, la sua rara predisposizione ad una sincera autoironia: decade in lui l’ego inossidabile dei rappers tradizionali, che in media non si definiscono “comuni” e non discutono la discriminazione come un’imbarazzante afflizione privata, ma vi ricorrono per identificarsi con il malessere di un’intera comunità di cui divengono i portavoce. Al contrario, modellato intorno al geniale individualismo di capiscuola come 2pac, Nas, Scarface e Notorious B.I.G., il temperamento assai meno profetico di Marshal Mathers tende ad oltrepassare persino la propensione all’intimismo di questi maestri, concentrandosi quasi del tutto su quell’ostinata auto-demolizione che ha condotto al trionfo i suoi freestyle: poiché nessuno può beffarsi di Eminem meglio di quanto sappia fare egli stesso. 

Per le preziose doti di questo suo stile – unito ad un’eccellente tecnica caratterizzata dall’uso di vorticose metriche articolate in poche misure ed eseguite con pause ed anticipi inconsueti, ma così precisi da non compromettere mai la fluidità del rappato – il nome di Eminem è divenuto noto tra i cultori sin dal silenzioso esordio con l’interessante mini-album “Infinite LP” (1996), molto prima che “My name is” lo consegnasse alle onorificenze internazionali. Avviate lungo un rapido sentiero, le provvidenziali (se di fortuna si vuol parlare) voci sul suo talento hanno attraversato gli Stati Uniti da costa a costa giungendo all’attenzione di Dr.Dre, il più rispettato produttore nell’Hip Hop, regista prima dell’affermazione del rap californiano poi della sua rinascita, con cui Eminem ha sino ad oggi inciso tre album da solista. Tre, è il caso di dirlo, capolavori inscindibili, intrisi della sua dirompente creatività che della strada porta tatuati i ritratti di un diffuso senso di paranoia, di ansietà che sulla solitudine del ghetto si abbatte sempre come un violento contagio. Unico MC bianco a potersi fregiare di questo titolo, Slim Shady è già archetipo di una nuova generazione, come lui determinata a sopravvivere, in lotta perché l’arte della rima la riscatti dal suo profondo abisso esistenziale.

Discografia di Eminem

Come solista:
1) Infinite (1996)

2) Slim Shady EP (1998)

3) Slim Shady LP (1999)

4) The Marshal Mathers LP (2000)

5) The Eminem Show (2002)

Collaborazioni essenziali:

1) Dr.Dre: 2001 (1999)
2) D-12: Devil’s Night (2001)
3) Autori Vari: “8 Mile: Original Motion Picture Soundtrack” (2002)

Francesco Russo