Anno VIII - Numero 44 - Maggio 2003

Cannes 2003


TRAMONTO RIVIERASCO
Scelte sorprendenti per il palmarès, mentre Cannes si affloscia

Fa più notizia l’assenza di notizie da questo festival che si è sgonfiato come un soufflé malriuscito, o una Palma a Gus Van Sant?  Cannes 56 spegne le luci su premi abbastanza stravaganti, come del resto sono tutti i premi. Poiché non si poteva omaggiare un francese, la giuria presieduta da Chereau ha deciso per Elephant, che è comunque un gran film: asciutto, violento, tagliente, restituisce un Van Sant meno commerciale rispetto a quello che si era seduto alla tavola dei “buoni”. Racconta l’America diversa, quella della normale anormalità, con precisione entomologica, a giustificare il riconoscimento dato alla regia. Leggermente più debole la scelta di premiare Uzak di Ceylan, pellicola ben realizzata ma terribilmente “invecchiata” prima di nascere. Pare assai isterilita (ma è mai stata fertile?) la vena di Samira Makhmalbaf, che pure porta a casa il premio della giuria per Alle cinque del pomeriggio: la aspettiamo al prossimo conflitto. Si sa che il palmarès spesso non va dove ti porta il cuore, e il cuore quest’anno andava in due direzioni. Lars Von Trier ha racchiuso in Dogville l’essenza di un film straordinario, fantasticamente teatrale, a metà tra la Bibbia e l’immaginazione sirkiana. Un luogo dove il cinema implode su se stesso nelle parole del profeta della naturalezza, che smentendosi in continuazione celebra l’artificio allo stato più puro. Premiarlo avrebbe rappresentato una certificazione di genialità che qualcuno non si è sentito di dare. Clint Eastwood ci ha insegnato come debba essere un film solido, che voglia parlare allo stesso momento di vita, morte, morale, amicizia, senso di colpa; come debba essere un film che voglia parlare di cinema. Mystic River e Dogville li rivedremo con comodo. Una piccola notazione: Cannes ha premiato con riconoscimenti significativi due film nati per la televisione, Elephant appunto e La meglio gioventù, il lavoro di Marco Tullio Giordana che ha riportato il massimo riconoscimento nella sezione Un Certain Regard. Segno che si può partire anche dalla tv, purché la si pensi con il respiro del cinema. Un campanello d’allarme: Cannes 56 ha raggiunto il punto di non ritorno dello squilibrio tra gigantismo organizzativo e contenuti proposti. Qualcuno dovrebbe riflettere e cacciare i mercanti dal tempio, o presto si passerà dal festival alla sagra.

Riccardo Ventrella

Cannes 2003

PALMA D'ORO
"Elephant" di Gus Van Sant

GRAN PREMIO DELLA GIURIA
"Uzak" di Nuri Bilge Ceylan

MIGLIOR ATTRICE
Marie-Josée Croze per "Le invasioni barbare" di Denys Arcand

MIGLIOR ATTORE
ex aequo a Muzaffer Ozdemir e Mehemet Emin Toprak per "Uzak" di N. B. Ceylan

MIGLIOR REGIA
Gus Van Sant per "Elephant"

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Denis Arcand per "Le invasioni barbare"

PREMIO DELLA GIURIA
"Alle cinque del pomeriggio" di Samira Makhmalbaf

PALMA D'ORO DEL CORTOMETRAGGIO
"Cracker bag" di Glendyn Ivin

PREMIO DELLA GIURIA PER IL CORTOMETRAGGIO
"L'uomo senza testa" di Juan Solanas


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