|
TRAMONTO
RIVIERASCO
Scelte sorprendenti per il palmarès, mentre Cannes si affloscia
Fa
più notizia l’assenza di notizie da questo festival che si è
sgonfiato come un soufflé malriuscito, o una Palma a Gus Van Sant?
Cannes 56 spegne le luci su premi abbastanza stravaganti, come
del resto sono tutti i premi. Poiché non si poteva omaggiare un
francese, la giuria presieduta da Chereau ha deciso per Elephant,
che è comunque un gran film: asciutto, violento, tagliente, restituisce
un Van Sant meno commerciale rispetto a quello che si era seduto alla
tavola dei “buoni”. Racconta l’America diversa, quella della
normale anormalità, con precisione entomologica, a giustificare il
riconoscimento dato alla regia. Leggermente più debole la scelta di
premiare Uzak di Ceylan, pellicola ben realizzata ma
terribilmente “invecchiata” prima di nascere. Pare assai isterilita
(ma è mai stata fertile?) la vena di Samira Makhmalbaf,
che pure porta a casa il premio della giuria per Alle cinque del
pomeriggio: la aspettiamo al prossimo conflitto. Si sa che il palmarès
spesso non va dove ti porta il cuore, e il cuore quest’anno andava in
due direzioni. Lars Von Trier ha racchiuso in Dogville
l’essenza di un film straordinario, fantasticamente teatrale, a metà
tra la Bibbia e l’immaginazione sirkiana. Un luogo dove il cinema
implode su se stesso nelle parole del profeta della naturalezza, che
smentendosi in continuazione celebra l’artificio allo stato più puro.
Premiarlo avrebbe rappresentato una certificazione di genialità che
qualcuno non si è sentito di dare. Clint Eastwood ci ha insegnato come
debba essere un film solido, che voglia parlare allo stesso momento di
vita, morte, morale, amicizia, senso di colpa; come debba essere un film
che voglia parlare di cinema. Mystic River e Dogville li
rivedremo con comodo. Una piccola notazione: Cannes ha premiato con
riconoscimenti significativi due film nati per la televisione, Elephant appunto e La meglio gioventù,
il lavoro di Marco Tullio Giordana che ha riportato il massimo
riconoscimento nella sezione Un Certain Regard. Segno che si può partire anche dalla tv,
purché la si pensi con il respiro del cinema. Un campanello
d’allarme: Cannes 56 ha raggiunto il punto di non ritorno dello
squilibrio tra gigantismo organizzativo e contenuti proposti. Qualcuno
dovrebbe riflettere e cacciare i mercanti dal tempio, o presto si passerà
dal festival alla sagra.
Riccardo
Ventrella
Cannes 2003
PALMA D'ORO
"Elephant" di Gus Van Sant
GRAN PREMIO DELLA GIURIA
"Uzak" di Nuri Bilge Ceylan
MIGLIOR ATTRICE
Marie-Josée Croze per "Le invasioni barbare" di Denys Arcand
MIGLIOR ATTORE
ex aequo a Muzaffer Ozdemir e Mehemet Emin Toprak per "Uzak"
di N. B. Ceylan
MIGLIOR REGIA
Gus Van Sant per "Elephant"
MIGLIORE SCENEGGIATURA
Denis Arcand per "Le invasioni barbare"
PREMIO DELLA GIURIA
"Alle cinque del pomeriggio" di Samira Makhmalbaf
PALMA D'ORO DEL CORTOMETRAGGIO
"Cracker bag" di Glendyn Ivin
PREMIO DELLA GIURIA PER IL
CORTOMETRAGGIO
"L'uomo senza testa" di Juan Solanas
Acquista
i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com,
il più fornito negozio interattivo della rete!
|