|
THE EYE (JIAN
GUI)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Oxide e Danny Pang Sceneggiatura Oxide e Danny Pang, Jojo
Yuet-Chuen Hui Fotografia: Decha Seementa Scenografia: Simon So,
Kritapas Suttinet Costumi: Stephanie Wong, Jittma Kongsri Musica: Orange Music Montaggio: Oxide
e Danny Pang Prodotto
da:
Lawrence Cheng, Peter Chan (Hong Kong; 2002) Durata: 98' Distribuzione
cinematografica: Eagle Pictures
PERSONAGGI E INTERPRETI
Mann: Lee Sin-Jie
Wah: Lawrence Chow
Yingying: So Yut Lai
Yee (sorella di Mann): Candy Lo
Nonna di Mann: Ko Yin Ping
  
Mann, una ragazza cieca dall’età di due anni,
ritrova la vista in seguito ad un delicato trapianto di cornea. Nel
periodo in cui i suoi occhi tentano di riadattarsi alla luce, ancora
incapace di distinguere i contorni delle cose, Mann viene a contatto con
una serie di inspiegabili eventi collegati per qualche ragione al suo
intervento. Diviene così parte di una spaventosa realtà invisibile agli
altri uomini – che vi convivono inconsapevolmente – popolata di entità
inquiete che la perseguitano senza darle tregua, da cui tenta di liberarsi
ricercando l’oscuro passato che lega il suo destino a quello della sua
sventurata donatrice. Aiutata dallo psicologo che l’ha in cura, Mann
intraprenderà un rischioso viaggio nella Tailandia del Nord,
continuamente esposta alla collera dei fantasmi che infestano ogni luogo
dove si sia consumata una tragedia.
 È oramai ovvio che dal cinema orientale stia
emergendo una schiera di autori tra i più interessanti in questa fase di
ricostruzione dei generi: già ne sono prova i giapponesi Nakata (“Ringu
1 e 2”), Takashi (“The grudge”) e Kyoshi Kurosawa (“Pulse”). È
ora il turno di Hong Kong e di “The eye”, un’iperbole dell’orrore
come distorsione della realtà, ove il talento dei fratelli Pang riversa
le condizioni d’esistenza del cinema horror in una parabola che celebra,
attraverso l’atto del vedere, l’instabilità dei sensi con cui
definiamo il nostro mondo reale. Come sullo schermo, la nostra analisi
dello spazio si frammenta contro le immagini nel tentativo di catturarne
ogni dettaglio, non potendo evitare che molti di essi vadano perduti e
finiscano col generare spettri di cui non abbiamo coscienza: ed è questa
coscienza, appunto, a condannare la giovane Mann alla follia obbligandola
ad essere partecipe di una totalità rifinita da forme orrende, circondata
ed inghiottita da ombre la cui disperazione tesse il profilo di un incubo
sospeso tra il sonno e la veglia.
Molto lontano dalle formule invalse, “The eye”
è un horror dalle ambizioni concettuali capace di spaventare laddove
sceglie di mostrare tutto senza esitazione, aprendosi a momenti di terrore
la cui intensità è in molti casi insostenibile. Nettamente diviso in due
parti (di cui la prima frenetica e turbante e la seconda diluita nei toni
meno efficaci del melodramma), ma incerto nell’approfondimento a cui
aspira (circa il ruolo dello sguardo come strumento d’indagine), il film
dei Pang è soprattutto un geometrico esercizio di
stile, in cui il
disorientamento prodotto dalle sfocature del campo visivo si gonfia di un
terrore convulso, infiammato da un indecifrabile attraversamento di rumori
e di sussurri che aggrediscono lo spettatore fino a divenire il suo unico
contatto con la realtà che è chiamato a riconoscere. Per questo,
nonostante lo sviluppo morbido e disarmonico della seconda fase, “The
eye” resta un horror significativo e di duro impatto, perennemente in
bilico tra avanguardia e tradizione, che offre anche al pubblico
specializzato l’occasione di affacciarsi su una nuova frontiera ove
l’arte di far paura continua a raccogliere le urla dai fantasmi del suo
passato.
Francesco
Russo
Acquista i
libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su
Amazon.com, il più fornito negozio interattivo della
rete!
|