Anno VIII - Numero 44 - Maggio 2003

I film del mese


MY NAME IS TANINO

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaPaolo Virzì
Sceneggiatura
: Paolo Virzì, Francesco Bruni, Francesco Piccolo
FotografiaArnaldo Catinari
Scenografia
Ian Brock, Sonia Peng
Costumi
Alex Reda
Musica
: Don Davis
Montaggio
Jacopo Quadri
Prodotto da
: Carlo Virzì
(Italia, 2003)

Durata
: 112'
Distribuzione cinematografica
Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Tanino: Corrado Fortuna
Frank Crudele: Angelo Maria Li Causi
Sally: Rachel McAdams
Angelina: Jessica De Marco

Tanino, ha vent’anni e fino a qualche mese prima di trovarsi dove si trova era un qualsiasi studente di cinema. Oggi è a New york e si accinge a scrivere una lunga e mail al suo amico, compaesano di Palermo, Giuseppe. Le vicende intricate e rocambolesche che lo hanno condotto fin lì sembrano irreali e invece sono completamente vere. Dopo essere partito alla volta del New England per incontrare Sally Garfield, giovane americana con cui ha avuto una storia, Tanino si trova catapultato in una tipica famiglia di benestanti Wasp. Lì svela involontariamente l’ipocrisia ben celata che regna in casa. Sfuggito al fucile del padre di famiglia e sottrattosi alla più piccola di casa che lo vuole tenere con sé perché somiglia ad Aladino, Tanino viene ritrovato dalla comunità italiana presso cui si era recato in principio. Incastrato in un fidanzamento con la figlia del sindaco-boss Li Causi, il ragazzo scappa non appena possibile…

L’ultimo film di Paolo Virzì già tristemente famoso per le vicende legali legate ai problemi del produttore Cecchi Gori non delude le aspettative e la curiosità del pubblico. Divertente, scanzonato ma anche malinconico e tagliente, “My name is Tanino” è un road movie all’italiana, che strizza l’occhio a molti generi cinematografici, dal cinema d’avventura alla commedia italo americana, e gioca abilmente con quasi tutti i luoghi comuni sull’Italia e sull’America.

Tanino è un giovane principe zozzone, ingenuo e incantato, attraverso i cui occhi il mondo scorre amaro e pieno di contraddizioni. Nella sceneggiatura, scritta da Virzì con Francesco Bruni e Francesco Piccolo, c’è tutta l’America a cui siamo abituati e che ci riguarda ogni giorno di più: dalla borghesia delle periferie urbane, impregnata di una sorta di filosofia della “conversation” e del perbenismo delle apparenze, all’America delle armi, perfettamente descritta da Moore nel suo “Bowling a Colombine. Così come è presente la mentalità italiana cialtrona, arruffona e mafiosa, difficile da scrollarsi di dosso quando ci si è nati e cresciuti.

Danila Filippone


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