Anno VIII - Numero 44 - Maggio 2003

I film del mese


LO SMOKING
(THE TUXEDO)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Kevin Donovan
Sceneggiatura
: Michael J. Wilson, Michael Leeson
Fotografia
: Glen Keenan, Stephen F. Windon
Scenografia
: Paul Denham Austerberry, Monte Fay Hallis
Costumi
: Erica Edell Phillips
Musica
: Christophe Beck, John Debney
Montaggio
: Craig Herring
Prodotto da
: Adam Schroeder, John H. Williams
(USA; 2002)

Durata
: 99'
Distribuzione cinematografica
: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jimmy Thong: Jackie Chan
Del Blaine: Jennifer Love Hewitt
Clark Devlin Jason Isaacs
Steena: Debi Mazar
Banning: Ritchie Coster

Jimmy Thong, ex conducente di taxi ed attuale autista del miliardario Clark Devlin, impara ben presto l’unica regola da non infrangere con il suo datore di lavoro: mai toccarne il costoso smoking. Ma quando questo viene messo fuori combattimento in circostanze incredibili, Jimmy lo indossa, scoprendo che lo straordinario indumento è molto più di ciò che appare, poiché è in grado di dotare chi lo veste dei poteri di un esperto ed agile combattente. D’un tratto, il ragazzo si trova suo malgrado coinvolto in un’intricata trama di spie assieme ad un’inattesa compagna che, qualora sia possibile, sembra persino meno esperta di lui.

È evidente che qualcosa offuschi il talento di Jackie Chan: se il rocambolesco successo dei due “Rush hour” e di “Colpo grosso al Drago Rosso” aveva già segnato una frattura con la qualità dei lontani “Drunken master” e “Police story”, pietre miliari nel cinema d’arti marziali, questo ultimo film si avvicina ancor più ad un prodotto sterile, dove l’intrattenimento avvizzisce nell’autocitazionismo e nel riciclaggio di esibizioni oramai ben assimilate, non soltanto dai suoi ammiratori. Ci auguriamo che, più di una cattiva gestione da parte dei produttori a cui sarebbe improbabile ribellarsi, si tratti di una crisi creativa dovuta a difficoltà di adattamento con le esigenze dello star system hollywoodiano, verso cui il cinema orientale sembra particolarmente sensibile, poiché queste stesse condizioni si riscontrano anche nella lampante stanchezza di John Woo e del suo genio.

Nonostante l’apprezzabile idea di trasformare un maestro del Kung Fu nel burattino di forze che non riesce a controllare, “Lo smoking” è forse a tutt’oggi la più debole pellicola realizzata da Jackie Chan negli Stati Uniti, tanto trascurata da mal interpretare persino le sue inesauribili possibilità atletiche, grazie alle quali ha gettato le basi di un umorismo che porta il corpo al suo massimo grado di plasticità, recuperando e rinnovando quel bagaglio di tradizioni comiche che il cinema muto, con lo slapstick, esaltò nel movimento. Per quanto possiamo immaginare, il suo pubblico avrebbe preferito rivedere un Jackie Chan libero di compiere le proprie scelte professionali, fedele sì al suo personaggio ma non addormentato su di esso; oppure, in caso contrario, non rivederlo affatto.

Francesco Russo


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