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LO SMOKING
(THE TUXEDO)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Kevin Donovan Sceneggiatura: Michael J.
Wilson, Michael Leeson Fotografia: Glen Keenan,
Stephen F. Windon Scenografia: Paul Denham
Austerberry, Monte Fay Hallis Costumi: Erica Edell Phillips Musica: Christophe Beck, John Debney Montaggio: Craig Herring Prodotto
da: Adam Schroeder, John H. Williams (USA; 2002) Durata: 99' Distribuzione
cinematografica: UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jimmy Thong: Jackie Chan
Del Blaine: Jennifer Love Hewitt
Clark Devlin Jason Isaacs
Steena: Debi Mazar
Banning: Ritchie Coster

Jimmy Thong, ex
conducente di taxi ed attuale autista del miliardario Clark Devlin, impara
ben presto l’unica regola da non infrangere con il suo datore di lavoro:
mai toccarne il costoso smoking. Ma quando questo viene messo fuori
combattimento in circostanze incredibili, Jimmy lo indossa, scoprendo che
lo straordinario indumento è molto più di ciò che appare, poiché è in
grado di dotare chi lo veste dei poteri di un esperto ed agile
combattente. D’un tratto, il ragazzo si trova suo malgrado coinvolto in
un’intricata trama di spie assieme ad un’inattesa compagna che, qualora
sia possibile, sembra persino meno esperta di lui.
 È
evidente che qualcosa offuschi il talento di Jackie
Chan: se il
rocambolesco successo dei due “Rush hour” e di “Colpo grosso al Drago
Rosso” aveva già segnato una frattura con la qualità dei lontani “Drunken
master” e “Police story”, pietre miliari nel cinema d’arti marziali,
questo ultimo film si avvicina ancor più ad un prodotto sterile, dove
l’intrattenimento avvizzisce nell’autocitazionismo e nel riciclaggio di
esibizioni oramai ben assimilate, non soltanto dai suoi ammiratori. Ci
auguriamo che, più di una cattiva gestione da parte dei produttori a cui
sarebbe improbabile ribellarsi, si tratti di una crisi creativa dovuta a
difficoltà di adattamento con le esigenze dello star system hollywoodiano,
verso cui il cinema orientale sembra particolarmente sensibile, poiché
queste stesse condizioni si riscontrano anche nella lampante stanchezza di
John Woo e del suo genio.
Nonostante
l’apprezzabile idea di trasformare un maestro del Kung Fu nel burattino di
forze che non riesce a controllare, “Lo smoking” è forse a tutt’oggi la
più debole pellicola realizzata da Jackie Chan negli Stati Uniti, tanto
trascurata da mal interpretare persino le sue inesauribili possibilità
atletiche, grazie alle quali ha gettato le basi di un umorismo che porta
il corpo al suo massimo grado di plasticità, recuperando e rinnovando quel
bagaglio di tradizioni comiche che il cinema muto, con lo slapstick,
esaltò nel movimento. Per quanto possiamo immaginare, il suo pubblico
avrebbe preferito rivedere un Jackie Chan libero di compiere le proprie
scelte professionali, fedele sì al suo personaggio ma non addormentato su
di esso; oppure, in caso contrario, non rivederlo affatto.
Francesco
Russo
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