Anno VIII - Numero 44 - Maggio 2003

I film del mese


PERSONAL VELOCITY
(PERSONAL VELOCITY: THREE PORTRAITS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia e Sceneggiatura: Rebecca Miller
Fotografia
: Ellen Kuras
Scenografia
: Judy Becker
Costumi
: Marie Abman
Musica: Michael Rohaytn
Montaggio: Sabine Hoffman
Prodotto da: IFC Production e InDigEnt (USA, 2002)
Durata
: 90'
Distribuzione cinematografica
: Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Delia: Kyra Sedgwick
Greta: Parker Posey
Paula: Fairuza Balk

Velocità personale. Ciascuno di noi ne è segnato, ciascuno la provoca e la subisce, alternandosi nel doppio ruolo di artefice e vittima del proprio destino, del fluire della vita, del ritmo della propria voce esistenziale. Velocità personale che si concretizza nel “momento giusto”, concepito come il germogliare della consapevolezza, del prendere coscienza, di una lucidità mista a sensazioni viscerali, quelle alimentate da certi eventi che appaiono ai più banali, ma per noi diventano segno, monito. E’ brava Rebecca Miller a trasmetterlo. Lo è nell’avere delineato i tre personaggi del suo secondo lungometraggio – dopo “Angela” del 1995 – tre donne che cavalcano l’onda della propria velocità, in tre vite distinte ma parallele, che non si incontrano mai. 

Tratto dall’apprezzata serie di racconti omonima, scritta dalla regista stessa, il film è strutturato in tre episodi, ognuno intitolato al nome della sua protagonista. Nel primo, “Delia”, si rivive la crescita di una ragazzina ai margini, sola, con una famiglia difficile, che scopre ben presto di avere un’unica forza da esercitare, quella del sesso. Eppure si sposa, per amore, con un marito violento che riesce a lasciare solo dopo 12 anni, per proteggere i suoi figli. “Greta”, invece, viene da una famiglia bene. Quando questo nucleo si spacca per la fuga di suo padre, Greta decide di abbandonare le sue ambizioni professionali - voleva essere avvocato, proprio come lui - per dedicarsi alle cure di suo marito Lee e alla rubrica di cucina di cui si occupa per una casa editrice. La stessa che le apre le porte del successo, affidandole l’edizione di un libro importante. Riaffiorano d’istinto in lei i desideri assopiti, le gratificazioni anestetizzate, la voglia di fuggire dall’affidabile ma asfittico marito. L’ultimo episodio è quello di “Paula”, aggressiva, ribelle, in apparenza indipendente. Per un soffio ha salvato la propria pelle vedendosi morire accanto un uomo appena conosciuto. Un segno, che la fa fuggire senza una meta, e le fa incontrare un giovanissimo autostoppista malconcio. Le cure che gli offre risvegliano in lei un senso di accudimento che non credeva di avere, un valore che le era fino a quel momento sconosciuto.

Dipendenza, fuga, ricerca, risveglio. Sono le costanti di queste tre storie, ingredienti tutti al femminile che Rebecca Miller miscela con acuto realismo. Facendo girare ognuna di queste vite alla propria velocità personale, portandole senza forzature a raggiungere il “momento giusto”. Che qui altro non è che rianimare la propria istintività, aggrapparsi alla speranza, riscoprire o scoprire il proprio talento. Di donna, di professionista, di madre. Un film che trasuda femminilità ovunque, nell’accuratezza usata nel descrivere le sfumature dei personaggi, nella forza materna e ancestrale che sprigionano i personaggi stessi, nella scelta di girare - tutto in digitale - con uno sguardo che indugia sui volti, cattura i colori caldi che sanno ammorbidire ma anche esasperare, usa tutti e cinque i sensi trascinando il pubblico – soprattutto quello femminile – nel vivo del racconto. Brave anche le tre attrici, perfette per i ruoli.

Fania Petrelli


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