PERSONAGGI E INTERPRETI
Delia: Kyra Sedgwick
Greta: Parker Posey
Paula: Fairuza Balk



Velocità
personale. Ciascuno di noi ne è segnato, ciascuno la provoca e la
subisce, alternandosi nel doppio ruolo di artefice e vittima del proprio
destino, del fluire della vita, del ritmo della propria voce
esistenziale. Velocità personale che si concretizza nel “momento
giusto”, concepito come il germogliare della consapevolezza, del
prendere coscienza, di una lucidità mista a sensazioni viscerali,
quelle alimentate da certi eventi che appaiono ai più banali, ma per
noi diventano segno, monito. E’ brava Rebecca Miller a trasmetterlo.
Lo è nell’avere delineato i tre personaggi del suo secondo
lungometraggio – dopo “Angela” del 1995 – tre donne che
cavalcano l’onda della propria velocità, in tre vite distinte ma
parallele, che non si incontrano mai.
Tratto
dall’apprezzata serie di racconti omonima, scritta dalla regista
stessa, il film è strutturato in tre episodi,
ognuno intitolato al nome della sua protagonista. Nel primo,
“Delia”, si rivive la crescita di una ragazzina ai margini, sola,
con una famiglia difficile, che scopre ben presto di avere un’unica
forza da esercitare, quella del sesso. Eppure si sposa, per amore, con
un marito violento che riesce a lasciare solo dopo 12 anni, per
proteggere i suoi figli. “Greta”, invece, viene da una famiglia
bene. Quando questo nucleo si spacca per la fuga di suo padre, Greta
decide di abbandonare le sue ambizioni professionali - voleva essere
avvocato, proprio come lui - per dedicarsi alle cure di suo marito Lee e
alla rubrica di cucina di cui si occupa per una casa editrice. La stessa
che le apre le porte del successo, affidandole l’edizione di un libro
importante. Riaffiorano d’istinto in lei i desideri assopiti, le
gratificazioni anestetizzate, la voglia di fuggire dall’affidabile ma
asfittico marito. L’ultimo episodio è quello di “Paula”,
aggressiva, ribelle, in apparenza indipendente. Per un soffio ha salvato
la propria pelle vedendosi morire accanto un uomo appena conosciuto. Un
segno, che la fa fuggire senza una meta, e le fa incontrare un
giovanissimo autostoppista malconcio. Le cure che gli offre risvegliano
in lei un senso di accudimento che non credeva di avere, un valore che
le era fino a quel momento sconosciuto.
Dipendenza,
fuga, ricerca, risveglio. Sono le costanti di queste tre storie,
ingredienti tutti al femminile che Rebecca Miller miscela con acuto
realismo. Facendo girare ognuna di queste vite alla propria
velocità personale, portandole senza forzature a raggiungere il
“momento giusto”. Che qui altro non è che rianimare la propria
istintività, aggrapparsi alla speranza, riscoprire o scoprire il
proprio talento. Di donna, di professionista, di madre. Un
film che trasuda femminilità ovunque, nell’accuratezza
usata nel descrivere le sfumature dei personaggi, nella forza materna e
ancestrale che sprigionano i personaggi stessi, nella scelta di girare -
tutto in digitale - con uno sguardo che indugia sui volti, cattura i
colori caldi che sanno ammorbidire ma anche esasperare, usa tutti e
cinque i sensi trascinando il pubblico – soprattutto quello femminile
– nel vivo del racconto. Brave anche le tre attrici, perfette per i
ruoli.