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PAURA.COM (FEARDOTCOM)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : William Malone Sceneggiatura: Josephine Coyle Fotografia: Christian
Sebaldt Scenografia: Jerome Latour Musica:
Nicholas Pike Montaggio: Alan Strachan Prodotto
da: Limor Diamant, Moshe Diamant (USA, 2002) Durata: 102' Distribuzione
cinematografica: Columbia Tristar
Italia
PERSONAGGI E INTERPRETI
Mike Reilly: Stephen Dorff
Terry Huston: Natascha McElhone
Il Dottore: Stephen Rea
Polidori: Udo Kier
Denise Stone: Amelia Curtis

In seguito ad un incidente avvenuto in circostanze misteriose, il poliziotto Mike Reilly e la dottoressa Terry Huston si uniscono nella ricerca di indizi che spieghino l'incomprensibile terrore dipinto sul volto del cadavere. Mentre proseguono le loro indagini, cresce il numero di morti per quella che sembra essere una mutazione nell'epidemia di Ebola, le cui vittime mostrano insolitamente di perdere sangue dagli occhi e dalla bocca. Lungo una strada lastricata d'indefinibili orrori, la coppia scoprirà l'esistenza di un sito infernale che uccide i suoi visitatori dopo appena 48 ore, in qualche modo legato alle gesta di un crudele pluriomicida soprannominato "Il Dottore".
Di nuovo, un film di
William Malone - già autore del mediocre "La casa sulla collina" - consegue risultati deludenti e dannosi. Ancor più perché, sullo sfondo di un circospetto interesse critico per le nuove leve del cinema horror, il vocabolario stilistico di Malone regredisce lo sguardo all'infruttuosità di un
intrattenimento volgare e didascalico, che confeziona meccanismi artati al solo fine di rinserrare il pubblico in concise frazioni di tensione, ad intermittenza ed assai prevedibili. Si tratta, in fin dei conti, della lezione di William Castle ridotta ai minimi termini e decontestualizzata oltre ogni accettabile misura, acuita per trascinare lo spettatore attraverso una spirale di colpi di scena oramai ampiamente metabolizzati. Come non bastasse, il magmatico impianto di citazioni, che finisce col costituire la struttura stessa del film (perdendo così il suo specifico carattere evocativo), saccheggia senza decoro alcuni tra i più popolari feticci del genere: dalla bambina di "Operazione paura" (Mario Bava, 1966) alla claustrofobica architettura di
"Nightmare - Dal profondo della notte"; dalla declinazione narrativa di "The ring" all'integrale duplicazione del romeriano
"Creepshow".
Eppure, nell'avvilente neutralità delle forme espressive, emerge una ragione d'interesse
dall'efficacia degli effetti digitali, che riescono ad imporre sulla pellicola alcuni coinvolgenti espedienti cromatici ottenendo i risultati migliori con l'impiego delle luci
desaturate, capaci di conferire all'ambiente una vernice uniforme entro cui è immerso il profilo di un irriconoscibile Stephen Rea. Merito, questo, di un
équipe tutta italiana: la Green Movie
Group, le cui evidenti potenzialità attendono l'occasione di misurarsi con progetti che ci auguriamo essere di maggior spessore.
Francesco
Russo
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